Il Tirreno

«Don Giglio persona splendida, è stato messo in croce ingiustamente»

Luca Signorini
«Don Giglio persona splendida, è stato messo in croce ingiustamente»

Il vescovo: «Accuse da verificare e bisogna capire chi è l’accusatore». Una sede dell’ex congregazione è al Groppino

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«Conosco don Giglio da qualche anno, è una persona splendida, generosa, disponibile. Ora è messo in croce». È particolarmente turbato monsignor Giovanni Santucci, vescovo di Massa-Carrara e Pontremoli. C’è già la brutta storia di Luca Morini - ribattezzato don Euro - che, secondo l’accusa, quando era parroco di Caniparola spendeva i soldi raccolti dai fedeli in incontri hard con giovani escort, ed ora è stato ridotto dal Vaticano allo stato laicale. A scuotere la diocesi ci si mette anche la vicenda che vede coinvolto don Giglio Gilioli, sacerdote veronese di 73 anni, indagato dalla Procura di Prato (da dove è partita l’inchiesta) insieme ad altri otto religiosi per violenza sessuale e violenza sessuale di gruppo ai danni di due fratelli, entrambi minorenni all’epoca in cui si sarebbero svolti i fatti.

Don Giglio è il fondatore della congregazione Discepoli dell’Annunciazione, sciolta un mesetto fa dalla Chiesa, che ha tre sedi in Toscana: a Prato, poi l’Eremo di Calomini in Garfagnana, e in Lunigiana prima in un ex asilo a Gragnola di Fivizzano e poi, da circa due anni, l’ex convento dei Frati Cappuccini al Groppino di Aulla, affacciato sulla via Nazionale in località Arcola, non lontano dal centro cittadino, di fianco alla chiesa dedicata alla Madonna del Buon Consiglio. Ancora il vescovo Santucci: «Non mi spiego le accuse così gravi che vengono rivolte. Prima di emettere giudizi, vanno verificate, e bisogna capire chi è l’accusatore». Insieme a don Gilioli, nell’ex Casa dei Cappuccini vivono padre Stefano e Padre Matteo, insieme a due giovani consacrati ma che non possono né celebrare Messa né confessare i fedeli.

Tutti religiosi conosciuti ad Aulla: girano le varie pievi del territorio da vicari, sostituti insomma, vista la penuria di sacerdoti che c’è (per esempio frequentano la chiesa al quartiere Gobetti, ma non solo). Aiutano i parroci, in sostanza. «Ci danno una grossa mano - afferma don Lucio Filippi, titolare da un anno e mezzo a San Caprasio - noi siamo contentissimi della loro presenza. Hanno ristrutturato l’ex convento, vivono in modo sobrio ed essenziale, cercando di aiutare gli altri, chi è più in difficoltà. Sono una presenza importante per noi, ma forse il Signore mette alla prova le cose più belle che ha la Chiesa». Non li conosce invece il sindaco di Aulla, Roberto Valettini, avvocato che fa parte dell’Unione dei giuristi cattolici.

Ieri, comunque, nell’ex convento del Groppino non c’era nessuno, don Giglio e i suoi colleghi (è da appurare se siano loro gli accusati) sarebbero partiti di prima mattina alla volta di Prato, per seguire da vicino l’inchiesta che li coinvolge e per capire come muoversi. —

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