Il Tirreno

il processo 

È accusato di evasione ma il giudice lo assolve

Libero Red Dolce

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carrara. Era in casa e da lì non avrebbe dovuto muoversi. Non perché aspettasse visite, nel senso conviviale della cosa, ma perché il giudice aveva stabilito così: era agli arresti domiciliari. E così, quando una notte gli agenti della polizia hanno suonato a casa sua e non ha risposto, la questione si è fatta scottante. Una scampanellata dietro l’altro e poi il verbale che lo inchioda: è evaso. E Ibrahim Aitguozal, 34enne di origini marocchine è finito a processo per il reato. Ma l’ la sua avvocata Carolina Tonini è riuscita a dimostrare che in realtà in casa lui quella notte c’era.

La visita è avvenuta alle 4,13 del 31 luglio scorso. Un normale controllo, come tanti ne devono fare gli agenti, per verificare il rispetto delle misure cautelari da parte di chi vi è sottoposto.

Dunque quando tutto intorno tutti dormono i poliziotti si avvicinano all’appartamento in via Ponte alle Lacrime e suonano una prima volta al campanello. Aspettano.

Ma dall’appartamento non si fa vivo nessuno. I poliziotti non si danno per vinti e provano ancora una volta a suonare al campanello. Aspettano.

Niente da dentro non risponde nessuno. Ancora un tentativo, ancora un’attesa. Aitguozal non risponde, pare proprio non essere in casa. Ai poliziotti non resta che verbalizzare.

Sul foglio scrivono: «Sul posto si suonava ripetutamente e a lungo il citofono, sentendolo distintamente dall’esterno dello stabile, in considerazione del fatto che l’appartamento affaccia sulla strada, si trova al piano rialzato dell’immobile e la finestra era aperta».

I poliziotti specificano che sono rimasti per cinque minuti di fronte al citofono nei loro tentativi di avere risposta. E poi sono andati via. Nemmeno il proprietario di casa, che non è il marocchino, ha risposto.

E così la mattina dopo sono presentati di nuovo in casa perché Aitguozal aveva un altro processo. E lui ha aperto regolarmente.

Di fronte al giudice Ermanno De Mattia l’uomo infine è stato assolto con formula dubitativa. L’avvocata ha insistito sul fatto che non si fosse formata la prova sulla colpevolezza. «Dormiva», è la spiegazione. Visto l’ora e il poco tempo trascorso non si era accorto di nulla. Nessuna evasione certifica il tribunale. —

Libero Red Dolce

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