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Oltre 350.000 euro di contributi Inps non versati: condannato
Altri guai giudiziari per Riccardo Trusendi, di Pontremoli Per i giudici è colpevole di omessa dichiarazione contributiva
pontremoli. Nuovi guai giudiziari per Riccardo Trusendi, 76 anni, l’ex “re dei trasporti” nello spezzino, originario di Pontremoli e residente a Fivizzano.
L’uomo è stato definitivamente condannato per omessa dichiarazione contributiva dalla Corte di Cassazione, a cui i suoi legali aveva fatto ricorso, con sentenza del settembre scorso, per non aver versato i contributi previdenziali ed assistenziali dovuti all’Inps sulle retribuzioni dei dipendenti, quando era amministratore unico della società Sgt in liquidazione, in riferimento al mese di maggio del 2012. In sostanza, Trusendi non ha versato una cifra non di poco conto: pari a 352.976 euro.
La Cassazione ha dunque confermato le sentenze di condanna già emesse dal tribunale di Massa (nel febbraio 2018) e dalla Corte d’Appello di Genova (nel gennaio 2019). I giudici romani hanno dichiarato inammissibile il ricorso presentato per due motivi. Il primo, “in quanto il ricorso è diretto in via del tutto generica a sollecitare la Cassazione una rivalutazione di elementi di fatto già vagliati in sede di merito. Deve rilevarsi come sia del tutto logica e coerente l'affermazione dei giudici di merito secondo cui il dolo del reato non può essere escluso dalla circostanza della sopravvenuta esecuzione di misura cautelare detentiva (gli arresti domiciliari in cui si trovava l’imputato nel mese di giugno 2012, ndr) e, dunque, nell'impossibilità assoluta ad ottemperare all'obbligo di denuncia all'INPS per i contributi spettanti ai dipendenti relativi al mese di maggio 2012”.
Il ricorso è inammissibile anche perché l'intero giudizio di primo grado si è svolto sulla base “dell'esame e controesame del funzionario Inps di Massa sugli accertamenti svolti; dell'esame e controesame del liquidatore sulle vicende della società; dell'esame e controesame dell'imputato; della lettura della visura camerale, documentazione Inps e prospetti, files rinvenuti nel computer della società relativi alle buste paga di maggio 2012, in relazione alle diverse ore lavorate”.
Tutti questi elementi raccolti, secondo i magistrati, hanno consentito “la ricostruzione della quota contributiva non dichiarata, ben superiore alla soglia legale di punibilità, rispetto alla quale l'imputato non ha addotto alcuna significativa giustificazione, tanto da rendere superflua una perizia contabile”. Dunque la Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso presentato da Riccardo Trusenti e lo condanna al pagamento delle spese processuali e della somma di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende. —
Luca Signorini
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