Gioco
Tentato omicidio al casellante. «Quando sparò mi ero nascosto, non potevo vedere la canna del fucile»
Pontremoli, la testimonianza dell'uomo che si è visto puntare l’arma all’uscita del casello autostradale. La difesa spera di usarla a suo favore
Pontremoli. «Ha sparato quando io ero nascosto dietro una paratia. Ero lì da due o tre secondi». Una frase che potrebbe cambiare lo scenario del processo per tentato omicidio nel quale è imputato Antony Lecchini. A parlare è il testimone principale, il casellante che quella sera si trovò l’arma spianata in faccia da un uomo seduto su una Mercedes con la maschera di Scream. Lecchini appunto.. La giudice Marta Baldasseroni, davanti alla quale si svolge il processo con rito abbreviato, ha deciso di ascoltare il casellante per chiarire alcuni punti. E sulla sequenza minaccia/nascondimento/sparo si sono concentrate le domande dell’avvocato Riccardo Balatri, difensore di Lecchini.
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Quel che per il legale è inconciliabile con la nuova ricostruzione è il tentativo di uccidere, del quale la procura accusa Lecchini, e il fatto che il casellante fosse fuori dalla portata dell’arma di Lecchini al momento dello sparo. E stavolta a confermarlo è proprio il dipendente della società che gestisce i caselli. La tesi dell’accusa è che gli spari siano avvenuti a distanza ravvicinata dal volto. «Ero nascosto da qualche secondo e poi lui ha fatto fuoco». Una differenza di secondi, due o tre, e posizione, che però per Lecchini potrebbe cambiare parecchio le carte in tavola. E rispondendo alle domande della difesa il testimone ha anche detto di non essere in grado di vedere il fucile dalla posizione in cui si trovava al momento dello sparo.
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Se non ha sparato per uccidere, ma per essere più convincente nel suo intento di rapinare - come sostiene la difesa - è chiaro che la sua posizione in qualche modo si alleggerisce. Non è convinta da questa ricostruzione dei fatti la sostituto procuratore Alessandra Conforti. Manca però una perizia balistica. Durante le indagini non è stata fatta e dunque nessuno ha ricostruito l’altezza della macchina rispetto al gabbiotto, la presenza di una sagoma, i movimenti ricostruiti da parte del casellante e non è stata presa una misura di dove il colpo si sia conficcato. È pacifico che sia arrivato all’angolo tra la parete e il soffitto, ma non ci sono informazioni su distanze e traiettoria.
La pm ieri ha chiesto alla giudice Baldasseroni di poter fare un accertamento della traiettoria del colpo del proiettile, richiesta che ha trovato l’opposizione della difesa. E il tribunale ha alla fine rigettato la richiesta della dottoressa Conforti. Non ci sarà nessun esame in questo senso. La difesa ha anche specificato di avere scelto l’abbreviato anche in funzione di questa mancanza. Accolta invece la richiesta di aggiungere un’imputazione. La pm, sulla scorta delle dichiarazioni di Lecchini che aveva detto di volere rapinare e non uccidere, ha chiesto di contestare anche la tentata rapina. La difesa è d’accordo in quanto la sua linea è di derubricare il reato da tentato omicidio a tentata rapina con uso di arma. A processo c’è anche l’allora fidanzata di Lecchini, l’ assistente capo di polizia Francesca Tassi: è indagata per favoreggiamento e rivelazioni di segreti d’ufficio. —
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