Il Tirreno

montignoso, il caso cava fornace 

Il comitato insiste: chiudere la discarica

Camilla Palagi
Il comitato insiste: chiudere la discarica

«Fermare il sito a quota 43 si può e si deve, sfidiamo l’assessore regionale Fratoni a smentirci»

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Montignoso. Sembra una provocazione, ma i cittadini contrari alla discarica di Cava Fornace chiedono con forza all'assessora regionale all'ambiente, Federica Fratoni, di smentirli. Chiedono di essere smentiti perché secondo loro un modo per chiudere definitivamente la discarica che da anni contestano c'è. E quel modo, la Regione, che - sottolineano - «si era impegnata in prima persona per chiudere e bonificare quell'area, potrebbe attuarlo».

Tanto che in conferenza stampa non usano mezzi termini rivolgendosi all'assessora: «L’assessore Fratoni mente».

Secondo il Comitato di cittadini, ogni fase di riempimento della discarica obbligherebbe gli enti chiamati a dare un parere sulla sua regolarità in termini di impatto ambientale, a rilasciare nuove autorizzazioni. E al momento, aggiungono, la Programma Ambiente Apuane, società che gestisce la discarica per conto del gruppo Alia Spa, a loro avviso avrebbe «le autorizzazioni in questione solo per la prima fase di riempimento, cioè quelle autorizzazioni necessarie a raggiungere quota 43 metri».

«La discarica non è autorizzata fino a quota 98 – spiega Claudio D'Antonio del comitato – il progetto approvato prevede tre fasi subordinate al rilascio di specifiche autorizzazioni, e l'attuale autorizzazione prevede il riempimento fino a quota 43. Chiediamo chiarezza e alla Fratoni chiediamo di smentirci. Perché se l'amministrazione della discarica avvia una serie di investimenti sulla previsione di riempimento e promette agli azionisti di aumentare i profitti, ciò non determina in nessun caso la necessità da parte della Regione di autorizzare il riempimento, a danno della collettività».

E il lavoro dei cittadini contrari alla discarica è andato oltre, è arrivato fino a valutare le carte dell'acquisto di Alia Spa. L'atto di acquisto, a tutela di entrambe le parti, prevede dei valori di acquisto in base a delle quote di riempimento della discarica. Per il livello di saturazione è previsto il pagamento di 10 milioni e 400 mila euro.

«Questa compravendita - interviene D'Antonio - è avvenuta nel silenzio assordante di tutti gli enti e i rappresentanti politici delle amministrazioni, nonostante la nostra forte pressione. Ci chiediamo allora: chi stanno rappresentando i nostri amministratori pubblici?».

Intanto prosegue il percorso iniziato dal comitato per chiedere alla Comunità Europea di pronunciarsi su cava Fornace. E pochi giorni fa, lo stesso comitato ha inoltrato una diffida in Regione per l'inquinamento della falda rinvenuto nel 2018.

«Arpat aveva impegnato gli enti a dare seguito ad un processo di bonifica dei pozzi - dice Gabriele Bugliani- tale percorso non è mai avvenuto».

Da qui la richiesta all'assessora regionale Fratoni: «Siamo qui - ha commentato Cristina Ronchieri del comitato - a pretendere un piano di sicurezza e bonifica a carico del gestore. E per iniziare a ragionare di riconversione attraverso un processo trasparente e partecipato. Perché non è vero che non c'è alternativa e non è vero che siamo tutti sulla stessa barca. Inivitamo quindi l'assessora Fratoni a rispondere, possibilmente in occasione di un incontro qui sul territorio, per fare finalmente chiarezza sulla faccenda e assumersi le proprie responsabilità politiche». —

Camilla Palagi

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