Il Tirreno

IL GIORNO DELLA MEMORIA/1 

Settimia e il parco dedicato alla Shoah

Settimia e il parco dedicato alla Shoah

Domattina allo studio Marmore+ un’iniziativa per riscoprire le opere del Simposio e per ricordare la sopravvissuta

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carrara. Il 16 ottobre del 1943 a Roma, vennero rastrellati e deportati nei campi di concentramento 1.024 cittadini ebrei, tra questi oltre 200 bambini. Da Auschwitz tornarono solo 16 uomini, nessun bambino, una sola donna: Settimia Spizzichino. Nel 2008, Carrara ha dedicato a Settimia un cippo di marmo: una pietra della memoria che è stata posta all’ingresso del Parco della Memoria realizzato a Campocecina, che porta il suo nome e che conserva le sculture del Simposio Internazionale sulla Shoah del 2001.

Settimia è testimone delle storie delle tante donne che non sono tornate da Auschwitz e l’associazione OpenCentre Carrara in collaborazione con: studio di Scultura Marmore, associazione Oltre, con l’adesione del Polo artistico Artemisia Gentileschi e della commissione Pari Opportunità del Comune di Carrara, vuole ricordare la sua storia e ricostruire la genesi di un Simposio di Scultura che ha fermato nel marmo quelle voci e quei volti.

Quando viene catturata con tutta la sua famiglia Settimia è una giovane donna di 22 anni, allegra e ribelle, supera la prima selezione e viene mandata a rimuovere pietre, viene poi destinata al laboratorio di Josef Mengele, il luogo in cui qualsiasi esperimento sugli esseri umani è permesso. Settimia, numero 66210, sopravvive “per tigna”, come dice, un’espressione romanesca che significa: per ostinazione e testardaggine. Come amava ripetere: “della vita voglio ricordare tutto, anche Auschwitz… per questo sono tornata da Auschwitz, per raccontare!”

Sopravvive alla marcia della morte nell’inverno del 1945 e poi ad una fucilazione di massa, nascondendosi sotto una montagna di cadaveri. Dell’ inferno Auschwitz Settimia vuole ricordare tutto: i piccoli gesti di solidarietà tra donne e tutte le altre: le Greche destinate al Blocco Esperimenti, le kapò con cui si faceva a botte per un tozzo di pane, o per il letto. Il suo è un racconto, duro, senza compromessi. Settimia non dimentica nulla dell’orrore nazista e dice le cose per come sono state, racconta dei carnefici e delle vittime, di quelli che ce l’hanno fatta e che hanno il diritto di ricordare, accusare e non perdonare. La storia di Settimia è la storia di tante donne, quando torna a Roma non trova la sua famiglia ad aspettarla in Via della Reginella. E’ sola, ma trova la forza di rappresentare tutte quelle donne che sono rimaste nella cenere di Auschwitz, per anni diventa la loro voce e la loro storia, anche quella di sua madre, di due sorelle e di una nipotina di 18 mesi. Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, e Settimia diventa una infaticabile testimone fino alla fine, 20 anni fa.

Carrara il 18 gennaio del 2008 ha chiamato con il suo nome il Parco della Memoria a Campocecina, nel luogo dove sono collocate le sculture dedicate alla Shoah e realizzate durante il Simposio di Scultura del 2001.

«Il cippo in marmo bianco che abbiamo voluto per Settimia – spiega Maria Mattei, presidente di Open Centre – sembra proprio una grande stolpersteine, una grossa pietra di inciampo, o della memoria. Sta lì, a Campocecina, all’ingresso del parco, quasi a dare un nome alle altre pietre e ai marmi, a memoria di tante vite e affetti spezzati, lì nel cuore delle Apuane, le montagne da cui quel marmo e quelle pietre sono cavate, montagne che hanno visto una catena impressionante di stragi perpetrate dai nazisti e dai fascisti del posto. Domani, dunque, in occasione della Giornata della Memoria, ricorderemo Settimia Spizzichino e tutte le donne a cui ha dato voce e restituito memoria. A Carrara, proprio in uno studio di scultura dove il marmo e la pietra sono lavorati per diventare memoria. Vedremo insieme un documentario che raccoglie la testimonianza di Settimia e le immagini del parco di Campocecina, ricorderemo quel Simposio del 2001, voluto da un’altra donna, Marilina Ulivi, che alla memoria ha dedicato anni di vita e di insegnamento, un simposio che ha voluto candidare Carrara a capitale dell’impegno civile e vide, per questo, 19 giovani artisti provenienti da tutto il mondo esprimere nella pietra il dovere di ricordare». Appuntamento domattina alle 10.30 allo Studio di scultura Marmore+, Via Elisa 2 - San Martino - Carrara . —

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