Il Tirreno

«Se distruggi la montagna come fai a parlare di sostenibilità?»

il Grig apuano replica al vice presidente degli industriali lucchetti 

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carrara. È l’ambientalista e membro dei Grig apuani Alberto Grossi a rispondere ai numeri snocciolati dal vice presidente degli industriali Erich Lucchetti in difesa dell’escavazione. E lo fa sul concetto di “sostenibilità”: «Essendo la materia “montagna” una risorsa non riproducibile, salta immediatamente il concetto di sostenibilità ambientale, dato che un’attività che distrugge in modo irreversibile il territorio non può beneficiare del marchio di sostenibilità».

Grossi prende l’argomento dell’avversario e lo capovolge: «Proviamo a fingere che invece di distruggere la montagna questa venga “coltivata” al pari di un orto, come usano dire i benpensanti. Notiamo che questo strano modo di seminare il campo ha causato otto alluvioni negli ultimi venti anni. Per l’alluvione del 2003 furono incriminate persone e aziende estrattive, poi la prescrizione mandò tutti a casa ma non ha annullato le colpe dei cavatori. Perché le colpe? Perché lo hanno scritto i periti del tribunale, ma se uno vuole capire basta si rechi al monte. Il comparto estrattivo frantuma più montagna di quanto marmo in blocchi riesca a estrarre e il quantitativo di scarto è tale che non si trova di meglio che lasciare gran parte degli scarti al monte, forse anche per tentare di rispettare le normative che impongono una resa minima del 25% per ogni cava».

Una regola che secondo Grossi nessuno ha rispettato o rispetta.

Poi passa alle questioni economiche. Che utilizzano un campione esiguo. «Lo studio - scrive Grossi è basato su dati forniti dall’Istituto Studi e Ricerche di Massa Carrara e da Imm e si avvale delle autodichiarazioni di 23 imprese su 1923, un campione dell’1,196% del totale sicuramente selezionato con cura. Il problema è che non sappiamo se poterci fidare dei dati dopo che le indagini della magistratura hanno portato alla luce qualcosa di oscuro, di conseguenza viene difficile ipotizzare che dove c’è una comprovata evasione fiscale del 75% (indagine black marble) - fortunatamente rilevata solo sulla ventina di aziende estrattive indagate - i dati pubblicati siano credibili».

Anche in questo caso Grossi prende per buono quanto scritto da Lucchetti per criticarlo. «Il bilancio di sostenibilità del settore lapideo di Massa -Carrara ricalca una ricerca commissionata dalla Camera di Commercio alla società Alfamark nel 2006. Scorrendo le 42 pagine di quell’analisi balza all’occhio la costante presenza della parola “cautela”, citata per ben nove volte. Devo spiegare: il redattore dello studio afferma a più riprese che “le quantificazioni ricavate vanno considerate davvero con molta cautela” o che “è doveroso ripetere quanto più volte detto anche in altri momenti di questo studio sulla cautela con cui devono essere considerati i risultati presentati”».

«Non ci resta che allargare le braccia e comunicare agli industriali che il loro sforzo di apparire normali è solo propaganda», conclude. —

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di Redazione web