La protesta
«Il Vermentino si fa in collina» Altolà al vino Doc in pianura
Gli agronomi dell’Arzelà: non ci sono le condizioni climatiche adatte e si rischia la sovrapproduzione. Sotto la Statale Aurelia meglio coltivare il basilico Dop
CASTELNUOVO MAGRA. Altolà all’allargamento della produzione di vino a Denominazione di origine controllata al di sotto del confine ideale tracciato dalla strada statale Aurelia. E via libera ad un consorzio di valorizzazione e tutela. Il vino ‘Colli di Luni’, eccellenza della Val di Magra è finito sotto la lente di ingrandimento dell’Istituto Agrario ‘Arzelà’, in particolare dei docenti agronomi, intenzionati a proporre la scuola sarzanese quale punto di riferimento per la viticoltura locale e a organizzare una tavola rotonda con esperti e operatori discutendo sull’utilizzo e la vocazione del territorio agricolo.
«Nutriamo forti dubbi – osserva l’agronomo Paolo Peparini, portavoce dei docenti dell’Arzelà – sull’idea di allargamento della denominazione geografica dei vini Colli di Luni al di sotto dell’Aurelia. La scienza agronomica spiega come la posizione collinare significhi tra le altre cose miglior incidenza della radiazione solare, maggiore ventilazione e una migliore maturazione delle uve. La vite ama i colli esposti al sole».
Un punto fermo, quello dei docenti agronomi sarzanesi, in risposta ad un progetto formulato di recente anche dall’assessore all’Agricoltura alla Regione Liguria Stefano Mai, favorevole ad aprire i ‘cordoni’ territoriali della Doc.
Peparini rincara la dose con altre riflessioni su tre nodi cruciali. Il primo: vigneti ad altitudini nulle, se non minori rispetto il livello del mare (come è il caso piana di Marinella), farebbero i conti con temperature più elevate e con il rischio di asfissia dell’apparato radicale. Per il secondo, si domanda quali sarebbero i rischi di un enorme aumento dell’offerta di vino di qualità, vera o presunta. Per non parlare de crollo del prezzo del Vermentino e simili da una parte, oppure dall’altra, una produzione sensibilmente inferiore almeno come caratteristiche organolettiche, all’attuale Doc tale da comprometterne la reputazione. Terzo nodo: il pericolo di economie di scala concorrenziali e contraccolpi alle piccole realtà attuali.
«Per queste ragioni – dice ancora il professor Peparini – è fondamentale anche qui da noi l’azione di un Consorzio di valorizzazione e tutela. La sua nascita darebbe impulso all’introduzione di nuove tecniche viticole ed enologiche, alla promozione dell’immagine del vino Colli di Luni e del suo territorio, alla vigilanza sulla qualità delle produzioni”. Un Consorzio – aggiunge - destinato ad avere un ruolo chiave e a migliorare coesione e operatività tra gli aderenti prima di affrontare la controversa questione dell’estensione della Doc».
Secondo Peparini sono almeno due le opportunità produttive circa l’utilizzo di nuovi terreni coltivabili oltre la strada statale: quella del basilico genovese Dop (un altro ottimo esempio di successo imprenditoriale) e quella dello zucchino sarzanese, per il quale varrebbe la pena pensare a forme associative tra i produttori e a un serio progetto di valorizzazione.
«Ciò non significa – sottolinea ancora - che modesti incrementi della base viticola della Doc non siano ammissibili. Così come si potrebbe prendere in considerazione l’obbligatorietà di un periodo transitorio di produzione di vino Igt, categoria forse da rivalutare, prima dell’eventuale accesso alla denominazione d’origine controllata».
L’Istituto superiore ‘Parentucelli-Arzelà’, che ha attivo un indirizzo professionale agrario a contatto col mondo produttivo, si candida ad ospitare una tavola rotonda aperta al mondo vitivinicolo locale, rivendicando come la scuola sia la sede naturale per il confronto delle idee e il formarsi delle opinioni. L’invito è rivolto ai singoli viticoltori e al Consorzio di tutela della Dop Colli di Luni, agli imprenditori agricoli e alle organizzazioni di categoria, alle amministrazioni e alla politica e a tutti i cittadini “interessati al corretto utilizzo della risorsa suolo nel rispetto della sua vocazione». —
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