Il Tirreno

MARMO E POLITICA

L'ex sindaco Pucci: «Io le cave le ho chiuse. Ora la dolomia non si estrae più»

Chiara Sillicani
L'ex sindaco Roberto Pucci
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L'ex sindaco Roberto Pucci

L’ex primo cittadino di Massa e patron della Prometec replica all’attacco di Persiani: «Il grosso del mio fatturato è all’estero». E sull’Aronte: non deve essere toccato

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Massa. Alla manifestazione promossa da Tam Cai, Roberto Pucci, tre volte sindaco, patron di Prometec, è andato perché - e ci tiene a dirlo - alla «riattivazione delle cave che interferiscono con l’Aronte» lui è nettamente contrario. Ci è andato, ma si è sfilato rapidamente perchè non condivide - motiva - «la proposta di chiusura di tutte le attività estrattive».

E se il sindaco Persiani tira la stilettata e, durante la conferenza stampa sul marmo, lo accusa di avere interessi nel settore e di non aver mai fatto chiudere i battenti ad una sola cava, Pucci non le manda a dire: invita Persiani al fairplay politico e assicura che di cave ne ha fatte chiudere diverse:«Invito caldamente il sindaco - ecco l’appello al fairplay - a moderare le parole e i toni perché il mondo non inizia con il suo arrivo in Comune. Credo si debba rispetto per chi ha speso una parte della vita ad amministrare la città. Serve rispetto per chi ha vinto e poi perso le elezioni (e si riferisce a Volpi) e per chi le ha vinte con quasi il 70% dei consensi al primo turno (si riferisce a se stesso)».

Invito al fair play, quindi. E su marmo e cave?
«Nel merito voglio ricordare a Persiani e agli ambientalisti che negli anni ’90 si estraevano oltre 700.000 tonnellate di dolomia dalle nostre montagne con continuo passaggio di camion da Forno. Quelle cave, durante il mio mandato sono state chiuse. Dal 31 maggio 2000 non si estrae più dolomia. Ho difeso personalmente, in tribunale, i residenti di Forno che avevano organizzato un blocco stradale per contestare il transito di mezzi pesanti. Durante la mia amministrazione, con il voto del consiglio, è stato inibito all’estrazione il Vallone degli Alberghi, una delle poche zone vergini delle Apuane. Abbiamo chiuso anche il Padulello che, a fronte di 1.500 tonnellate estratte ogni anno, dava al Comune 10.000 euro».

Persiani lascia intendere che lei abbia interessi nel settore. È titolare di un’azienda che produce macchine per il lapideo e rappresenta una società che si occupa di marmo...
«Rappresento orgogliosamente la Mgi che dal 1985 ha portato sul territorio milioni di euro di ordini. Credo che tutti gli investitori, quando si attengono alle regole, debbano essere accolti sul territorio».

E sulla sua azienda?
«Prometec realizza macchine per la lavorazione al piano e non per l’estrazione. Abbiamo inventato, con tanto di brevetti, tecnologie che consentono di ridurre gli scarti. Abbiamo 60 dipendenti di cui 12 sono ingegneri con un indotto di centinaia di lavoratori. La maggior parte del nostro fatturato, da un minimo del 60% fino ad un massimo del 90%, arriva dall’estero. Se fosse stato per Massa Carrara saremo morti di fame».

Però il Regolamento degli agri marmiferi, come ha ribadito Persiani, lo sta facendo la giunta attuale?
«Chiariamo un concetto: le regole per governare il mondo del marmo c’erano tutte. Capisco l’urgenza del regolamento per Carrara perché lì è aperto il capitolo dei beni estimati, ma per Massa non sussisteva quella stessa urgenza perché - ripeto - le norme per disciplinare le cave c’erano eccome e lo dimostra il fatto che siamo passati dalle 170.000 tonnellate estratte alle 70.000 ».

Insomma, che ne pensa Pucci delle cave? Ci sintetizzi il suo pensiero.
«Io sono contrarissimo alla riattivazione di cave che interferiscono con l’Aronte, ma vorrei anche ricordare a tanti ambientalisti che, se si sono laureati e oggi hanno una posizione, è grazie al lavoro dei padri cavatori. Dal bilancio sociale steso dall’università Cattolica, su commissione dell’associazione industriale, risulta che circa 10-12.000 persone sono legate alla ricchezza creata dal marmo. Quando gli ambientalisti parlano di riconversione, devono far in modo che il loro non sia solo uno slogan. Per riconvertire serve una direzione, servono investitori e risorse. Certo l’escavazione ferisce, porta via dalla montagna e la montagna non ricresce, ma io già dal 1999 ho chiesto alla Regione uno studio sulle quantità e sulla qualità del marmo sulle Apuane. Per capire dove, quanto e fin quando sia possibile estrarre senza toccare le creste principali e quelle secondarie, senza alterare gli acquiferi. Si decida una volta per tutte, si studi quanto marmo c’è, che caratteristiche ha e quanto se ne può escavare senza alterare la morfologia delle montagne. Ho chiesto quello studio nel 1999 e nuovamente nel 2003, ma nulla e nello studio dell’università di Siena queste informazioni non ci sono. Ripeto però che le cave vicino all’Aronte non vanno riattivate, nè quelle nella Valle degli alberghi». —

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