Il dolore
Violenze in caserma ad Aulla: scontro pm-difese sul testimone dell’accusa
Carabinieri imputati, le difese chiedono di visionare tutta la documentazione che il tenente Mundo aveva con sè
Aulla. Ne fa una questione di principio, si sbraccia, scuote la testa e si oppone con tutte le sue forze il tenente Antonio Mundo. È l’avvocata Camilla Urso a far notare per prima al collegio che tra i documenti accatastati di fronte al banco dove l’investigatore sta testimoniando ce ne sono diversi con «annotazioni personali, post-it, scambi di mail con altri testi e altri stralci con riferimenti a indicazioni date dalla dottoressa Alessia Iacopini». E chiede di vederli: «una testimonianza così non è genuina, chiedo che ci si fermi qui». Mundo però, supportato dalla pm Iacopini, si rifiuta: «Non sono atti che ho consultato». E tra difese e procura comincia uno scontro duro.
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La miccia - cortissima, in questo processo sui presunti pestaggi nelle caserme della Lunigiana - si accende per un foglio A4. È poggiato di fronte a Mundo. Nelle prime righe ci sono alcuni appunti a mano. E quando la discussione sulla consultazione dei documenti inizia - gli avvocati vorrebbero che fossero tutti a disposizione, la procura solo quelli utilizzati per la deposizione - Mundo lo ripiega e fa per metterlo via. Gli avvocati se ne accorgono e Urso ne chiede contezza. «Non ha niente a che vedere con gli atti consultati, sono alcuni appunti che ho preso io. Non c’entra con la mia deposizione», si difende l’investigatore. Ma la spiegazione non soddisfa il plotone di difensori.
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Inizia Urso: «Il teste aveva un’annotazione tra i suoi fogli in cui era al corrente che avrei chiesto l’esposizione del corpo di reato. Per alcuni capi d’imputazione ho rinvenuto una copia della perizia trascritta tra i documenti: non capisco come il teste ne avesse copia visto che dovrebbero essere contenuto nel fascicolo di dibattimento. Non esiste che i testi a dibattimento abbiano avuto scambi di messaggi, con la dottoressa Iacopini che comunica cosa accadrà, come accadrà». La pm difende l’operato e l’imparzialità del teste. «È chiaro che il testimone Mundo, che ha svolto le indagini, conoscesse certe cose. Si sta cercando di perquisire un testimone».
C’è una sospensione ma il clima non si rasserena. Anzi. A inizio giornata il collegio, presieduto dalla giudice Antonella Basilone con a latere i giudici Dario Berrino e Marta Baldasseroni, aveva infatti deciso una prima sospensione per consentire la consultazione degli atti così come chiesto inizialmente dalle difese. Ma lo scontro si sposta sul come: Iacopini vorrebbe che fossero visionati di volta in volta i documenti inerenti la testimonianza sotto esame; le difese invece chiedono di poter vedere tutto. L’avvocato Giampaolo Carabelli fa sintesi di questa posizione: «Non può essere il teste a stabilire cosa consultare o meno, anche perché non può sapere se sarà oggetto della sua deposizione».
A una seconda sospensione il collegio si ritira per dare modo di consultare e attorno al banco del testimone si affollano avvocati e pm. È scontro. Mundo a chiare lettere respinge la richiesta di visionare un fascicolo giallo come chiesto dagli avvocati. «Sono offeso, è un comportamento vessatorio». L’avvocato Riccardo Balatri fa presente che «normalmente un teste ha a disposizione gli atti a propria firma. In questo caso qualcosa non va».
Al rientro dei giudici la pm, visibilmente infastidita, chiederà «che alcuni comportamenti degli avvocati vengano segnalati all’ordine». I legali, da parte loro, chiedono compatti di consultare i documenti alla presenza del collegio. «Una garanzia di trasparenza», puntualizza l’avvocato Davide De Caprio. Alla fine il tribunale decide di procedere visionando di volta in volta gli atti che il teste dice di avere consultato. Sarà materia per il controesame. —
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