Il Tirreno

Il sindaco di Massa sulle cave: «Escavato dimezzato, introiti raddoppiati»

Chiara Sillicani
La manifestazione di sabato 4 gennaio contro l'apertura di sette cave dismesse
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La manifestazione di sabato 4 gennaio contro l'apertura di sette cave dismesse

Persiani: dovrebbero farci un monumento. Non vogliamo distruggere i monti, ma l’estrazione è un valore aggiunto

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Massa. Chiarisce acronomi, evidenzia le differenze tra Pabe e regolamento degli agri, cita le norme. Ma c’è di più dei distinguo normativi. Perchè il sindaco Francesco Persiani sferra un attacco politico: a chi l’ha preceduto, al mondo ambientalista, agli avversari che - rafforza il concetto il vicesindaco Andrea Cella - usano l’ambiente per fini elettorali. Il sindaco convoca una conferenza stampa ad hoc e ribadisce e sintetizza la posizione della giunta sulle cave: «Basta dire che vogliamo distruggere le montagne. Le montagne sono di tutti e vanno tutelate». Poi arriva il “però”: «Riteniamo che le attività estrattive siano un valore aggiunto. Non capisco perché si possa provare orgoglio per le opere di Michelangelo, ma non per il marmo con cui sono realizzate. Consentire l’estrazione, nel rispetto dell’ambiente e delle norme, significa tutelare posti di lavoro e filiera».

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E se le cave sono valore aggiunto, l’amministrazione non può accogliere «la richiesta di chiuderle. E nessuno quella richiesta l’ha mai accolta. L’ex sindaco Roberto Pucci sostiene di aver “stoppato” le 7 cave che noi vogliamo riattivare. Ma nessuno in questo comune ha mai chiuso una cava e da 90 anni manca un regolamento degli agri. A me risulta - ecco la prima stilettata - che Pucci fosse esponente del mondo del marmo, rappresentante di famiglie con interessi nel settore».. E ce n’è pure per gli ambientalisti, Franca Leverotti in primis: «Non si può essere esperti di tutto. Franca Leverotti porti il suo curriculum, non basta leggere le carte. Io - rincara - posso leggere un trattato di cardiochiriurgia, ma non per questo mi è consentito operare al cuore». Per il sindaco le posizioni degli ambientalisti hanno fondamento «ideologico e politico perché - motiva - noi abbiamo dimezzato l’escavazione a fronte di un aumento degli introiti per il Comune. Nel 2019 sono state escavate 71.000 tonnellate e sono entrati nelle casse di palazzo civico 2 milioni di euro. Avrebbero dovuto farci un monumento». E sulle 7 cave riattivate: «Sono cave piccole in cui si estrae materiale pregiato, con strade di arroccamento. I tecnici, cui ha dato l’incarico la Regione, hanno fatto le dovute verifiche. A parer loro avrebbero potuto essere riattivate 10 e non 7 cave. Invitiamo da una marcia indietro chi ci ha contestato. Siamo aperti al dialogo, ma questo attacco è ingiusto e ingiustificato». E ancora: non ci saranno altre cave a cielo aperto, sarà riconosciuta priorità a quelle in galleria.

Attacco politico e precisazioni tecnico-normative del sindaco e del dirigente Fabio Mercadante: «Regolamento e Pabe sono cose diverse, si muovono su binari differenti e differenti sono le fonti giuridiche». E se il regolamento è l’atto arrivato in consiglio di cui - con il voto della Lega - è stata rinviata la discussione, i Pabe (per la disciplina paesaggistica) «non sono ancora stati adottati. Cai e associazione ambientaliste - continua il sindaco - parlano di immediata approvazione, ma è scorretto. Noi abbiamo dato un incarico per predisporre un progetto di Pabe, progetto già arrivato in commissione urbanistica e ambiente. Non c’è approvazione immediata e in ogni caso lo strumento, essendo di natura urbanistica, prevede un complesso iter che include anche le osservazioni». E sulla Focolaccia è Cella a spiegare che «31.000 metri quadri sono stati concessi da chi ci ha preceduto in area in cui non si poteva escavare. Noi abbiamo sanato la situazione. Chi ci ha preceduto non ha chiuso le cave e mi pare neanche i grillini a Carrara...». —

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