Il Tirreno

Il Ministero sollecita la Fondazione Cassa di risparmio di Carrara: «Nel cda dovete rispettare le quote rosa»

di Manuela D'Angelo
Il comitato di indirizzo della Fondazione (in regola con le quote rosa)
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Il comitato di indirizzo della Fondazione (in regola con le quote rosa)

Al momento solo uomini, il vicepresidente Sergio Chericoni: la questione è in mano ai legali, valuteremo il da farsi

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Carrara. Il Mef, ministero Economia e Finanza, scrive alla Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara, per assicurarsi che nel cda dell’ente vengano rispettate le quote rosa. La Fondazione riceve e gira tutto ai suoi legali.

D’altro canto la questione si svolge in punta di diritto e molto si basa, a quanto pare, sull’interpretazione dello statuto. Avviene tutto pochi giorni prima di Natale: la lettera del Mef, che rimane strettamente privata, arriva in un momento di grandi assenze e di vacanze, ma il suo contenuto pare abbastanza chiaro. Come segnalato da ben due ricorsi e da una interrogazione parlamentare, il cda della Fondazione risulta composto da cinque membri, tutti di sesso maschile e secondo lo statuto questo non si può fare. Il 30% va, per legge, alle donne e la rappresentanza di genere va salvaguardata. Che il Mef abbia scritto alla Fondazione, incalzando una pronta messa in regola, lo confermano molti membri del Comitato di indirizzo e anche il vice presidente della Fondazione Sergio Chericoni. Sulla perentorietà, invece, dei toni, ci vanno tutti molto cauti. «Il Mef ci chiede di verificare alcune cose- risponde Chericoni- e noi lo faremo attraverso i nostri legali. La volontà è di sicuro quella di superare questa questione e di metterci in regola, qualora fosse accertato che siamo in errore».

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Sul piatto della bilancia ci sono ben due esposti al ministero: il primo, proprio di un anno fa, di Elena Cordoni, ex deputata ed ex componente del comitato di indirizzo della Fondazione, e il secondo firmato dal Comune di Carrara, non soltanto sulla questione quote rosa, ma su altre presunte anomalie e irregolarità all’interno della Fondazione. Secondo il Mef, mentre il Comitato di indirizzo risulterebbe in regola, sarebbe il Cda a peccare nel genere dei suoi componenti. Chericoni però ricorda che è stato proprio il Comitato di indirizzo ad eleggere il presidente Enrico Isoppi e il vice presidente (Chericoni stesso), rendendoli «perfettamente legittimi e legittimati». La partita quindi si giocherebbe sui tre membri del Cda, Sirio Bonini, Riccardo Pecchia e Matteo Venturi, nominati prima che entrasse in vigore il nuovo regolamento della Fondazione (quello che definisce le quote rosa). «Il neo comitato – commenta la parlamentare Martina Nardi, che ha presentato una interrogazione parlamentare sull’argomento, rimasta senza risposta – non rispetta le previsioni statutarie e quelle del regolamento in merito alla rappresentanza del genere femminile. Maschi e femmine devono essere rappresentati nella misura minima del 30% ciascuno, è un fatto di equità, modernità e democrazia».

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Il Mef secondo alcuni darebbe come termine il 15 gennaio, ma il vice presidente Chericoni smentisce che ci siano tempi tanto stretti. «Nei prossimi giorni si riunirà il Comitato di indirizzo- dichiara- partirà l’iter per analizzare le richieste del Mef e verranno incaricati i legali. Bisognerà capire se al Cda è applicabile un regolamento postumo rispetto alla sua nomina». Ma cosa potrebbe accadere? Si andrebbe a nuove elezioni? «Non posso e non voglio sbilanciarmi nel dire cosa accadrà- dice sempre Chericoni- anche perché la Fondazione ha un suo presidente che dovrà prendere determinate decisioni. A mio avviso non sono a rischio le cariche del presidente e del vice, ma solo quelle dei tre membri del Cda: sono tre uomini, si potrebbe lì, forse, arrivare a formare un trittico con la componente di una donna. Ma, ripeto, se la vedranno i legali della Fondazione». La prima ad essere stata informata della lettera del Mef è stata proprio Elena Cordoni, da cui nel gennaio 2019 partì tutto: «La lettera non l'ho ancora vista, ma ho chiesto agli uffici del Mef- dichiara la Cordoni- la documentazione relativa al mio esposto e a quelli successivi. Mi hanno riferito che il ministero sia stato molto duro con la Fondazione e che abbia preteso un ripristino della legalità all'interno del Cda entro il 15 gennaio. Non appena l’avrò ricevuta renderò pubbliche le richieste del ministero alla Fondazione, nel campo del rispetto della diversità di genere, ribadendo che non è una battaglia personale, visto che sono fuori dalla Fondazione da anni ormai. Ma una battaglia di principio». —
 

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