Il dolore
Marmo, scontro sulle nuove cave. Confindustria: «Oggi si scava meno e meglio di prima»
Il presidente Erich Lucchetti: «La produzione di blocchi di marmo è scesa di 24mila tonnellate in 10 anni, quella di detriti di 600mila»
MASSA. «Oggi si scava meno e meglio che in passato». E ancora: «Chi paragona le imprese e i lavoratori a dei rapinatori che di nascosto a tutto e a tutti salirebbero sui monti a depredare il marmo dice una bugia gravemente diffamatoria per chi lavora e fa impresa». Non è per niente morbido nelle dichiarazioni Erich Lucchetti, presidente di Confindustria Massa-Carrara, che interviene all’indomani della grande manifestazione promossa dal Tam Cai - con circa 2000 partecipanti - che si è svolta a Massa in difesa del bivacco Aronte e contro l’annunciata apertura di sette cave dismesse sulle Alpi Apuane.
Il numero uno degli industriali in provincia, a difesa del settore lapideo, porta dati e numeri. Per esempio: «Le cave rappresentano meno del 2% del totale della superficie delle Alpi Apuane, si escava su soli 20 (chilometri quadrati) in una area che ha un’estensione di 2.000 km². Inoltre è un dato storico inconfutabile che si escava il 25-30 per cento in meno rispetto a 25-30 anni fa. E si escava meglio e con più razionalità rispetto a 50 anni fa e soprattutto si escava meno e molto meglio rispetto al secolo XIX quando si usava la polvere nera e l'80% del materiale andava perso. In Italia ogni anno, tra pietre, calcari, sabbie e argille, si escavano 90 milioni di tonnellate, di cui i prodotti delle cave di Carrara rappresentano meno del 5% del totale».
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Luchetti sciorina poi i numeri relativi all’escavazione: «Osservando l'evoluzione 2009-2018 è facile notare come, mentre la produzione di blocchi è scesa di 24mila tonnellate, quella dei detriti è calata di oltre 600mila tonnellate. Nel 2009 erano state estratte 908.183 tonnellate di marmo in blocchi, nel 2018 883.994, quindi una variazione minima. Sempre nel 2019 invece i derivati dell'escavazione (scaglie bianche, scaglie scure, scogliere, tout venant) erano 2.962.008 tonnellate, nel 2018 sono scesi a 2.323.644 tonnellate».
Altre cifre nello storico di Confindustria: «E se si guarda un po' più indietro, dal 2005, questo trend è ancora più marcato, dato che i non-blocchi (scaglie, terre etc) erano oltre 4,2 milioni di tonnellate. Nel 2005 si escavavano oltre 5 milioni di tonnellate di cui 877.965 tonnellate in blocchi, che è quindi quasi la stessa quantità del 2018 (883.994 tonnellate), ma erano 4.263.183 le tonnellate di derivati contro i 2,3 milioni di tonnellate di oggi. Ad esempio 13 anni fa c'erano 3,5 milioni di tonnellate di scaglie bianche e nere. Quindi oggi ci sono ben 1.562.652 tonnellate in meno di scaglie, un calo del 45%. Cioè da oltre 5 milioni di tonnellate di escavato si è scesi ai circa 3 milioni attuali, eppure la quantità di blocchi è quasi la stessa (poco meno di 900mila tonnellate) mentre ciò che sta notevolmente calando sono i detriti».
Insomma Confindustria si espone numeri alla mano. «Senza dimenticare che un tempo quei detriti nemmeno venivano calcolati, ma abbandonati sui monti: tutto rimaneva in cava e scendevano solo i blocchi. Oggi invece non solo non si accumula più al monte, ma si utilizza anche quello che negli anni addietro era stato accumulato. Inoltre, i detrattori del settore lapideo preferiscono alla pietra naturale i prodotti artificiali, ma non sanno che l'incidenza sull'inquinamento di pietra artificiale rispetto a quella naturale è molto più ampia», conclude Lucchetti. —
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