Il dolore
A febbraio si discute il ricorso al Tar su Pit e Piano cave
Massa. Non solo la manifestazione dei duemila in difesa delle Apuane. La battaglia degli ambientalisti è anche sul piano giudiziario. Come ha detto nel suo intervento di sabato scorso Franca Leverotti (foto), portando i saluti anche della presidente nazionale di Italia Nostra, Ebe Giacometti, nel 2020 la lotta contro quelle che ritengono violazioni del Codice dell’Ambiente e del Codice del Paesaggio, «consentite dal Pit»; un Pit (Piano di indirizzo territoriale) che, sostiene la Leverotti, portando a sostegno un numero di aprile 2015 del periodico Versilia Produce, è stato modificato anche per l’intervento dei consulenti del Coordinamento delle imprese in Regione, «che ha portato alla riapertura di cave chiuse da 30 anni e consentito lo scavo sopra i 1.200 metri, aree protette dal Codice». E, aggiunge, «continuerà la lotta contro i Pabe che, invece di disciplinare l’attività estrattiva, promuovono l’apertura di cave rinaturalizzate anche nelle aree protette. E’ un 2020 che si apre anche all’insegna della speranza: l’invito del presidente Mattarella alla priorità delle scelte ambientali nell’interesse delle future generazioni e come opportunità per lo sviluppo e la creazione di posti di lavoro, deve essere il nostro obiettivo, insieme al rispetto della legge. Confidiamo nella prossima decisione del Tar e a seguire del Consiglio di Stato per riportare le normative regionali (Pit e Piano Regionale Cave) e a cascata le decisioni comunali, nell’alveo della legalità e del rispetto delle leggi nazionali». Ricorda le associazioni ambientaliste che hanno promosso il ricorso contro il Pit: Cai, Lipu, Centro Cervati, Mountain Wilderness, Amici della Terra, Verdi Ambiente Società, La Pietra Vivente, Società italiana dei Geologi Ambientali.
Nel ricorso che sarà discusso, fra l’altro, si sostiene la presunta illegittimità del Pit «nella parte in cui consente l’ampliamento di attività estrattive preesistenti, l’apertura di nuove attività di cava nonché la riattivazione di cave dismesse, in un’area, quale quella del Parco naturale delle Alpi Apuane, in cui sussistono rigorosi vincoli paesaggistici, volti al mantenimento delle caratteristiche territoriali di pregio nonché alla salvaguardia del paesaggio e degli ambienti naturali tutelati».
E si ricorda la presenza di aree in siti «facenti parte della Rete Natura 2000, in particolare da una Zona di Protezione Speciale (Zps) e da 10 Siti di Importanza Comunitaria (Sic), entro i cui confini l’apertura di nuove cave e l’ampliamento di quelle esistenti è vietata in assenza di specifica previsione negli strumenti di pianificazione generali e di settore». —
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