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«Non ci caverete il futuro»

Camilla Palagi

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massa. In venti anni il settore marmo ha perso circa 13 mila addetti, un disastro sociale in una provincia in stato di depressione occupazionale. Eppure l'estrazione del marmo non si è mai fermata. Anzi. È aumentata. Lo sottolinea Gioia Giusti di Friday's For Future Massa: «Oggi non è più di lavoro che si discute, perché il numero di impiegati nel settore del marmo è irrisorio rispetto ai guadagni. Negli ultimi 20 anni è sceso passando da 14 mila a soli 1000 addetti, mentre l'estrazione è aumentata drasticamente al punto che negli ultimi 30 anni è stato escavato più che nei 2000 anni precedenti di storia». Il movimento ambientalista che incalza amministrazioni e governi così da impegnarli a mitigare gli effetti del cambiamento climatico, punta il dito contro i pochi posti di lavoro del settore marmo e i grandi profitti che ne derivano. Il loro striscione "Non ci caverete il futuro", ha sfilato nel corteo che ha attraversato il centro storico.

«La nostra civiltà - ha continuato Giusti - è sacrificata per l'opportunità di un ristretto numero di persone di continuare a fare enormi quantità di soldi. Sono parole di Greta Thumberg calzanti più che mai qui ed oggi. Troppe volte gli uomini trovandosi a scegliere tra lavoro e salute hanno scelto il lavoro, così si sono presi la responsabilità di disastri ambientali come la Montedison, la Farmoplant, l'Ilva. È la storia che ci insegna che sacrificare la salute per il lavoro non è la soluzione, ma è la rovina sia dell'una che dell'altro. La scienza invece ci ammonisce e ci dice che ora è il momento di agire. Con che coraggio altrimenti diremo ai nostri figli che una volta le Alpi Apuane avevano delle vette e non erano uno sterile altopiano? Che i fiumi non erano bianchi di marmettola e che dalle fonti si poteva bere acqua potabile? Con che coraggio diremo loro di aver visto un mondo migliore e di non aver fatto nulla per preservarlo?».

Presente alla manifestazione anche Franca Leverotti di Italia Nostra: «Italia Nostra continuerà nel 2020 la battaglia che stiamo portando avanti da anni con determinazione contro le violazioni sistematiche al codice dell'ambiente e al codice dei beni culturali e del paesaggio. Violazioni consentite dal Piano di indirizzo territoriale, riscritto nelle sale della regione dagli emissari dei marmisti. Questo Pit così riscritto a favore delle industrie del marmo ha portato alla riapertura di cave chiuse da 30 anni e alla riapertura di cave sopra i 1200 metri, anche in galleria, in violazione dei nostri codici. Lotteremo quest'anno contro i Pabe che avrebbero dovuto disciplinare l'attività estrattiva e che invece moltiplicano la riapertura di cave in aree che sono beni riconosciuti dalla Comunità Europea». A prendere parola anche Alberto Grossi del Grig, autore del documentario Cave Canem: «Stasera si è realizzato un sogno che avevo e spero che al risveglio vi ritrovi tutti insieme. Con noi, per continuare questo confronto duro con chi è duro. Ma noi lo siamo un po' di più». —

Camilla Palagi

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