Il Tirreno

La Cioccolateria “Pia Fochi” punta a un mercato di intenditori

Daniela Marzano
La Cioccolateria “Pia Fochi” punta a un mercato di intenditori

Packaging luxury, laboratorio a Ronchi e la scelta di puntare su tre delle qualità di cioccolato più pregiate

4 MINUTI DI LETTURA





Massa. Vivere con passione ed energia, con la consapevolezza di essere sempre in evoluzione ma ispirandosi ai principi e valori di una famiglia salda da cui ha preso esempio nella vita così come nel lavoro: questa è la filosofia di Simona Fochi, aretina ma massese d’adozione, titolare di due ristoranti a Marina di Massa a poca distanza uno dall’altro, l’”Acino nero” e l’”Acino bianco”. Si è offerta come partner per il gioco del Tirreno, ritenendolo un’ottima occasione per parteciparvi con la sua nuova iniziativa commerciale, la Cioccolateria “Pia Fochi”, un brand inaugurato solo questo Natale volto a produrre e distribuire cioccolato nella forma di cioccolatini, barrette e torta, che vuole distinguersi per il packaging luxury ispirato al marmo locale e la qualità del prodotto, destinato ad un mercato di intenditori. «Il nome nasce dalla fusione dei nomi di mia madre Pia e il mio cognome, Fochi, a rinsaldare il mio rapporto affettivo con lei – racconta Simona - Sono stata due anni ad assaggiare vari tipi di cioccolato e a studiare il settore, per poi scegliere di lavorare 3 tra le 15 qualità di cioccolato più pregiate al mondo, Trinitario Acriollado Chuno, Nugu e Opayo del Nicaragua. Abbiamo aperto un laboratorio ai Ronchi, distaccato dai due ristoranti, ma la squadra che se ne occupa sono i ragazzi che mi aiutano a gestire anche i locali, che considero la mia famiglia: Serena Nicoli, che si occupa del commerciale con gli Chef Dario Tavino e Roberta Rossi che si occuperanno della produzione della cioccolata». «Sono stati due anni di gestazione faticosi, perché la parte burocratica, per ogni prova che facevamo, era intensa. L’idea nasce da una torta di cioccolato che mi hanno fatto conoscere dei miei amici nel 2011 e che con diverse varianti di cacao è diventata la torta simbolo del locale. Da questa è partita la curiosità per approfondire il mondo del cioccolato e poi farne un brand. Faremo altri prodotti, ma non ora. Aspettiamo di vedere la risposta del mercato e poi si vedrà».

La famiglia di Simona, il babbo Leno, lo zio Libero e la madre Pia Landi sono nati con il commercio nel sangue ed hanno gestito ed avviato molte attività ad Arezzo. A 17 anni Simona segue però la sua passione per la musica, trasferendosi a Firenze per studiare al Conservatorio batteria e percussioni, poi a Roma per la Scuola di Musica ed infine a Milano per perfezionare gli studi di batteria. Ha preso quindi preso il volo girando mezzo mondo come musicista nelle band, lavorando due anni anche con Zucchero e dando lezioni ai ragazzi nella sala che il suo amico Sergio Gabbani gli prestava: «Ricordo Francesco quando era bambino – avevo molti allievi qui in zona, ed è stato il motivo del mio trasferimento a Massa-Carrara. Sono stata la fondatrice della scuola di musica Doremì, ma poi una scelta emotiva mi ha portato verso la mia seconda passione, quella del cibo (che ho assorbito dalla mia famiglia). Il lavoro con la musica è diventato passione, e la passione per il cibo è diventato lavoro. Dopo aver fatto molti corsi con vari chef ed essendo diventata sommelier, ho aperto l’enoteca Panta Rei nel 2000, vendendola in seguito per aprire in centro storico il ristorante Corte Pia e poi, essendomi rimasta l’affezione per questa zona, ho ripreso il Panta Rei, ormai chiuso, trasformandolo nel 2011 nel mio primo ristorante Acino Nero (allargando il locale prendendo anche l’edicola adiacente). Nel 2017 ho avuto la possibilità di aprire al posto di un circolo poco distante, un secondo ristorante, l’”Acino Bianco”, con un menù e carta dei vini totalmente differente, ma mantenendo il nostro stile».

L’amore per questo territorio è alimentato dal clima, dalla vicinanza tra mare e monti e dalla tranquillità che Simona, nella sua vita nomade da musicista spesso nelle metropoli, ha sempre ricercato. «Il mio sogno è puntare sulla Lunigiana, ritornare alla terra, uscire dal casino che i ritmi frenetici dei concerti e dei ristoranti ti obbliga a sopportare. Tutto quello che faccio oggi ha radice nei ricordi, nei racconti e nei valori trasmessi dalla mia famiglia, che ho perso presto ma che rivedo sempre più spesso in quello che faccio ogni giorno e che cerco di tramandare ai miei ragazzi. Bramerei averli avuti per più tempo, per aver potuto assimilare ancora di più le cose che facevano e il modo in cui le facevano. Sicuramente non erano i soldi a guidarli, ma solo una immensa passione per il loro lavoro. Caratteristiche che nel vuoto generazionale moderno faccio fatica a ritrovare”.—

Daniela Marzano

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web