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Vignozzi “Diabolik” dice no alla semilibertà: vuole dormire in cella col padre

Alessandra Vivoli
Vignozzi “Diabolik” dice no alla semilibertà: vuole dormire in cella col padre

Il tribunale di sorveglianza di Firenze concede la semilibertà al figlio del postino killer sotto accusa per furto e spaccio. Ma lui rifiuta per la seconda volta

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MASSA. Ha rinunciato, per la seconda volta nel giro di poco più di due anni, a stare fuori dal carcere, in affido in una comunità terapeutica.

E lo ha fatto per stare vicino al padre che sta scontando l’ergastolo a Sollicciano dove anche lui è detenuto ormai da qualche anno.

Lui è Riccardo Vignozzi in passato protagonista di diversi furti alle macchinette delle merendine di alcune scuole cittadine. Furti e incursioni che firmava con il nome di Diabolik.

Il padre è Roberto Vignozzi, l’ex postino che nel 2016 uccise il maresciallo dei carabinieri Antonio Taibi.

L’ordinanza è del tribunale di sorveglianza di Firenze, emessa dalla camera di consiglio presieduta da Marcello Bortolato.

Il tribunale ha, di fatto, concesso la semilibertà a Riccardo Vignozzi che ha rinunciato all’affido terapeutico per tornare a dormire ogni notte in carcere, nella cella con il padre.

la vicenda

Riccardo Vignozzi sta espiando, dall’aprile del 2016, la pena complessiva di 4 anni e 9 mesi per un provvedimento di cumulo che assorbe varie condanne per reati contro il patrimonio (furti fra cui quelli “seriali” che vennero da lui commessi ai danni degli istituti scolastici cittadini)e oer traffico di sostanze stupefacenti.

Nel novembre del 2017 era stato ammesso a scontare la pena in una comunità terapeutica. Ma, allora, fu proprio lui ad abbandonare la comunità (e la vita fuori dal carcere) per tornare in cella con il padre, anziano e condannato all’ergastolo. La misura alternativa fu quindi dichiarata cessata - per volontà dello stesso Riccardo - e non fu oggetto di revoca.

Adesso, dopo due anni, Vignozzi torna in semilibertà e rinuncia, di nuovo, all’affido terapeutico. Per non abbandonare il padre.

Intanto, così si legge nella ordinanza del tribunale di sorveglianza di Firenze, c’è stata una “evoluzione” «del percorso detentivo, con partecipazione alle varie attività e manifestazione di una sua maturazione personale».

Riccardo Vignozzi ha conseguito dei risultati, sempre così scrive il tribunale del riesame, anche nella sfera occupazione terminando il tirocinio come aiuto cuoco in un locale di Firenze.

La semilibertà

Riccardo Vignozzi (assistito dall’avvocato Enrico Di Martino) ha rinunciato all’affidamento terapeutico in comunità terapeutica, anche questa volta. E ha invece richiesto il regime di semilibertà. Misura che, come ha messo nero su bianco il suo avvocato, gli consentirà di continuare a lavorare nel ristorante dove ha superato il tirocino. Ma, allo stesso tempo, di non abbandonare il padre. La sera, infatti, così è stata disposto dall’ordinanza del tribunale, farà sempre ritorno in istituto, a Sollicciano.

il primo appello

Il primo appello è stato un paio di anni fa quando Riccardo Vignozzi ha rinunciato alla comunità per tornare in cella con il padre.

All’epoca aveva detto che il padre, anziano e malato, aveva bisogno di lui e quindi era rimasto in carcere proprio per stargli vicino.

Adesso un’altra possibilità di uscire dalla cella e vivere in comunità e la richiesta di tornare per la notte in cella, quindi senza staccare il legame con il padre.

Riccardo Vignozzi, lo ricordiamo, dovrà restare in carcere fino al prossimo maggio. —
 

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