Il Tirreno

il caso 

Sospesi per sei mesi i canoni demaniali balneari pertinenziali

David Chiappuella

Ancora aperti dei ricorsi alla giustizia amministrativa sul calcolo degli oneri da dover versare in quelle aree

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CARRARA. Il decreto Milleproroghe prevede la sospensione per 6 mesi dei canoni balneari pertinenziali. La norma, licenziata dal Consiglio dei ministri, congela fino al 30 giugno 2020 il pagamento dei canoni demaniali, calcolati secondo i valori definiti dall’Osservatorio mobiliare italiano (Omi). Questo il testo del provvedimento, contenuto all’articolo 7 del Milleproroghe: “Al fine di sostenere il settore turistico-balneare e quello della nautica da diporto, è sospeso dal 1° gennaio 2020 al 30 giugno 2020 il pagamento dei canoni dovuti riferiti alle concessioni relative a pertinenze demaniali marittime con finalità turistico-ricreative e alle concessioni demaniali marittime per la realizzazione e la gestione di strutture dedicate alla nautica da diporto”.

Tale misura, pur costituendo solo una salvaguardia temporanea, consente - fanno notare gli operatori del settore - di tirare un minimo di respiro ad alcune centinaia di concessionari di aree demaniali italiane, in attesa del riordino complessivo della materia.

La questione è di bruciante attualità, poiché molte imprese del settore, a seguito della legge finanziaria 2007, hanno subito aumenti del canone demaniale, a volte fino al +4500%, con cifre fino a 300mila euro annui. Tutto ciò, aggiunto alla crisi economica ancora in atto, ha costretto molte ditte, in prevalenza piccole e medie aziende a carattere familiare, a chiudere i battenti. Questo è accaduto anche nella nostra città, dove la titolare del ristorante “La Tuga”, il 27 marzo 2017, si è vista respingere dal Consiglio di Stato il ricorso proposto contro il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, l’Agenzia del demanio e l’Autorità portuale carrarese per richiedere l’annullamento del decreto con cui quest’ultimo ente, il 13 ottobre 2014, aveva dichiarato la decadenza della concessione demaniale ed ingiunto lo sgombero al ristorante, motivandoli con l’inadempimento dell’obbligo di pagamento del canone demaniale nel 2013, per la residua somma di 14.537 euro e nel 2014, per la cifra di 44.455,62 euro (totale 58.992,62 euro). In precedenza anche il Tar toscano, con una sentenza del 12 novembre 2015, aveva stabilito che l’ammontare del mancato pagamento fosse tale da comportare la decadenza del ristorante “La Tuga”, che aveva dovuto cessare l’attività.

Il Consiglio di Stato, dunque, non aveva fatto altro che confermare tale decisione, respingendo il ricorso presentato dalla titolare e condannandola a pagare 2mila euro per le spese di giudizio.

Altre ditte apuane, invece, impegnate nei ricorsi, attendono ancora le sentenze.

I legali dei ricorrenti, citando la sentenza n. 328, emessa dal Tar il 27 febbraio 2015, in cui si stabilisce che “sono di proprietà del concessionario le opere che questi ha realizzato sulla superficie demaniale”, sostengono che il canone dovrebbe essere calcolato solo sull’area demaniale e non anche sul fabbricato. Lo Stato italiano, nonostante le proteste, che durano da 10 anni ed i numerosi tentativi fatti in parlamento per risolvere la situazione, non ha mai individuato una soluzione. Anzi, nei mesi scorsi l’Agenzia delle entrate ha avviato i prelievi forzosi nei confronti di queste aziende. Il provvedimento contenuto nel Milleproroghe, infatti, va solo a sospendere per 6 mesi il pagamento dei canoni, ma non elimina le ingenti cartelle esattoriali che incombono sulle imprese che non hanno pagato tali cifre. Per risolvere definitivamente la questione dei pertinenziali, secondo i promotori dei recenti ricorsi, occorrerebbe abolire del tutto i canoni Omi e stralciare i debiti pregressi. —

David Chiappuella

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