Il Tirreno

«Mio padre Vando D'Angiolo era certo che la ricchezza andasse distribuita qui»

Chiara Sillicani
«Mio padre Vando D'Angiolo era certo che la ricchezza andasse distribuita qui»

Giuliano, figlio di Vando D’Angiolo, racconta suo padre e la sua impresa “etica”: «Pensava sempre al territorio e a chi lo aiutava a raggiungere i risultati»

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MONTIGNOSO. c’è una frase di Giuliano D’Angiolo, il figlio più grande di Vando, che traccia un profilo. Racconta un modo di fare impresa, una visione dell’azienda: «Mio padre pensava che la distribuzione della ricchezza dovesse avvenire sul territorio».  Giuliano è in azienda la mattina del 28 dicembre. È lì che è stata allestita la camera ardente per salutare Vando D’Angiolo. Alla Campolonghi, a casa sua. È lì che Giuliano ripensa alla strada percorsa da suo padre, alla sua capacità di stabilire relazioni. Con tutti. E con i suoi lavoratori prima di ogni latro: «Ha sempre tenuto ben presente il lato etico del fare impresa, pensava che se è vero che quando si soffre, si soffre tutti, è altrettanto vero che le cose positive devono essere condivise. Noi siamo felici di quello che ha fatto e speriamo arrivino altri imprenditori come lui. Mio padre ha avuto un grande intuito imprenditoriale, ha capito quando puntare sul marmo e quando sul granito, ha scelto i mercati giusti e ha sempre pensato al territorio e a chi lo aiutava a raggiungere risultati». I lavoratori.

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Quei lavoratori di cui conosceva la storia, la vita. Quei lavoratori con cui organizzava cene, che rimproverava quando sbagliavano, che ringraziava sempre per il loro contributo al buon andamento dell’azienda. I nipoti Francesco e Gabriele D’Angiolo se le ricordano bene le passeggiate con il nonno: «Quando incontrava una persona che lavorava in azienda, si fermava, salutava, chiedeva informazioni sulla famiglia. Sapeva quanti figli aveva, cosa facevano. E non c’era retorica o falsità in tutto questo. Nonno lavorava per chi lavorava per lui. Sentiva la responsabilità della famiglie dei lavoratori».

Un industriale - lo definiscono i parenti e gli amici - che orientava l’azione imprenditoriale all’etica. A salutarlo iin azienda , a stringersi alla famiglia e alla moglie Paola sono tanti, tantissimi. Gli amici di una vita, i colleghi imprenditori, gli uomini e le donne delle istituzioni e della politica. Non ci sono confini tra apuani e versiliesi, non ci sono distinzioni di appartenenza, non di denaro. C’è, a salutare Vando D’Angiolo, l’ex parlamentare Elena Cordoni: «Ci siamo visti anche a Borgo del Ponte, alla festa delle torte. Era iscritto all’associazione e ci ha sempre sostenuto».

C’è il sindaco di Forte dei Marmi Bruno Murzi, c’è l’ex sindaco di Carrara Angelo Zubbani, c’è l’intera amministrazione montignosina (è a Montignoso che ha sede la Campolonghi) perché la scomparsa di Vando - confida il sindaco Gianni Lorenzetti - «è una grande perdita per tutta la nostra comunità. Vando era un esempio per il mondo dell'imprenditoria, una figura straordinaria dotata di equilibrio e serietà, di un'ammirevole sensibilità ed eleganza, senso sociale e rispetto delle istituzioni, sempre disponibile ad ascoltare chiunque avesse bisogno. Persone come D'Angiolo sono uniche per le capacità imprenditoriali, per l’impegno sociale, per la continua curiosità e innovazione». Saluta Vando D’Angiolo anche Roberto Pucci, ex sindaco di Massa e patron della Prometec: «Se ne va un uomo che ha portato la sua azienda e la terra apuana ai primi posti nel mondo»

Ci sono a salutare Vando D’Angiolo,  alla camera ardente, i suoi collaboratori, chi lavora in azienda, chi con lui ha condiviso un percorso, chi ha visto nascere e affermarsi nel mondo la Campolonghi. —


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