Sicurezza
Le ultime 24 ore di Alberto Puccetti trasferito da Lucca e morto all’Opa
Il racconto della sorella del 47enne che il 23 dicembre era con lui quando ha iniziato a sentirsi male. Disposta l’autopsia
«Le ultime parole che mi ha detto sono state: “Cosa ci vado a fare in Rianimazione? Sono così grave?”». Alessia Puccetti si mette le mani fra i capelli. Lo sguardo basso, gli occhi stanchi di una sorella che, a cinque giorni dalla morte di Alberto, 47 anni, imprenditore edile, il suo unico fratello, ancora non riesce a capacitarsi dell’accaduto. C’era lei con lui all’ospedale San Luca il 23 dicembre: aveva deciso di accompagnarlo a fare la broncoscopia visto che dopo avrebbero avuto delle faccende di lavoro da sbrigare e qualche regalo di Natale da acquistare. Ed è lei a raccontare le ultime drammatiche 24 ore di vita di suo fratello quasi per provare, dicendolo a voce alta per l’ennesima volta, a capire perché sia morto. «Qualche settimana fa aveva avuto un po’ di febbre e tosse - racconta Alessia Puccetti - ma poi aveva fatto la cura antibiotica ed era guarito. Mio fratello era molto attento alla sua salute, scrupoloso, si teneva sempre sotto controllo e visto che gli era rimasta un po’ di tosse e di debolezza aveva deciso di fare degli altri accertamenti. Il 20 dicembre si è sottoposto a una Tac al torace che non ha evidenziato nulla. Non contento ha voluto sottoporsi anche alla Tac con mezzo di contrasto dalla quale è emersa una macchiolina di un millimetro e mezzo. A quel punto il medico gli ha detto di effettuare anche la broncoscopia che per l’appunto aveva prenotato per il 23 dicembre».
La casa di famiglia, a Monte San Quirico, trabocca d’affetto e sostegno: il campanello suona, c’è sempre qualcuno che trova la forza di andare ad aprire ad amici e parenti che via via arrivano per dare il loro appoggio. Poche parole, parlano i gesti. Cesare, il padre di Alberto, è distrutto dal dolore: tre anni fa, sempre alla fine di dicembre, era morta sua moglie. «Quando siamo arrivati al polo endoscopico - spiega la donna - è stato sottoposto a un controllo generale dal quale è emerso che mio fratello aveva delle palpitazioni e un livello di saturazione che non andava bene. Quindi la broncoscopia non è stata eseguita. Per essere più tranquilli, prima di andare via, siamo andati al pronto soccorso». Sono le 8.30 del 23 dicembre quando Alberto Puccetti entra al pronto soccorso dove viene sottoposto a diversi accertamenti. «Gli hanno dato degli antibiotici in vena, lui era tranquillo, si alzava sul lettino - racconta ancora la sorella - poi intorno alle 13 gli hanno fatto una eco all’addome. Poi un’ora e mezzo dopo è arrivata l’infettivologa che gli ha consigliato il ricovero in Medicina per poi effettuare il 27 dicembre la broncoscopia. Ma intorno alle 17 è arrivato il cardiologo che ha deciso di portarlo in Rianimazione». I valori di Alberto Puccetti erano precipitati ma come racconta ancora Alessia «era sempre cosciente e non aveva febbre». La donna, sempre più allarmata, accompagna il fratello in ascensore e quella è stata l’ultima volta che l’ha visto sveglio: «In mezza giornata la situazione è precipitata. Due giorni prima era a cena con gli amici per la festa di Natale, stava bene...». Da quel momento in poi le condizioni di Alberto Puccetti si fanno sempre più critiche. «Alle 22 ci hanno chiamati dall’ospedale per chiedere l’autorizzazione a un trasferimento in ambulanza all’Opa di Massa - prosegue - ci hanno detto che questo comportava un alto rischio ma che l’unica possibilità era questa. Abbiamo acconsentito e siamo partiti anche noi. I medici sono stati molto scrupolosi, all’Opa gli hanno dato degli antibiotici ed è stato preparato per l’extracorporea. Poi, quando era già tutto pronto i medici hanno detto che non aveva un problema al cuore e hanno interrotto la procedura. Aveva tutti gli organi compromessi ed era sostenuto dai macchinari. Si è spento lentamente e alle 20 del 24 dicembre il suo cuore ha smesso di battere. Noi vogliamo solo sapere per quale motivo è morto, se magari c’era un problema congenito. Per questo motivo abbiamo sporto denuncia». La Procura di Massa ha disposto che l’autopsia venga effettuata all’ospedale Versilia. «Dovrebbe essere eseguita lunedì - conclude - la disperazione della nostra famiglia è ancora maggiore perché non sappiamo di cosa è morto. Non aveva mai avuto nulla, faceva le mezze maratone, non ha mai strafatto». Alessia Puccetti non ha altro da aggiungere. Il padre di Alberto, Cesare Puccetti, 80 anni, ha ascoltato tutto, stando quasi sempre in silenzio. Scuote la testa, gli occhi grandi, verdi, lucidi, il pugno poggiato sul tavolo: «Perdere un figlio di 47 anni, io questo dolore me lo porto nella tomba». —
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