La protesta
«Porto, lo sviluppo non riguardi solo pochi»
carrara. «Porto, quale sviluppo? » Se lo chiede Rifondazione comunista in una nota firmata da Marco Alibani del circolo Maggiani.
«È stata evidenziato dall’Ires come in provincia manchino oltre seimila occupati per allineare la provincia con gli altri distretti Toscani, in sostanza noi, pur esportando di più, esprimiamo meno posti di lavoro, una specie di rapporto inversamente proporzionale - si legge nella nota - Per una volta, tralasciamo un attimo il problema monti-cave-marmo, limitandoci ad osservare ed a promuovere meno escavato, contingentamento e lavorazione in loco, e dedichiamo una riflessione al problema del porto e del suo futuro. Questa infrastruttura nelle linee fondamentali di indirizzo, si ipotizza a favore della collettività oppure come accade adesso a favore di un oligarchia di imprenditori? »
«Fino agli anni 90 il porto era una fonte di lavoro con un economia diffusa e con 360 lavoratori in grado di garantire anche un indotto capillare, il territorio tutto ne traeva beneficio garantendo la professionalità di Imprese e Servizi che rendevano il Porto una delle infrastrutture più ambite e ricercate: oggi il porto possiede si più banchine e piazzali ma malgrado questo i posti di lavoro si sono drasticamente ridotti, i pochi lavoratori sottopagati e l’avvento del lavoro in autonomia funzionale ha contribuito ulteriormente a far sparire fette di filiera destinate ad emigrare altrove - continua la nota - Di fronte a tutto questo, invitiamo l’Autorità Portuale, che rappresenta il Governo, ad intervenire nell’assegnazione e/o rinnovo delle concessioni richiedendo piani industriali che prevedano la certezza di nuovi posti di lavoro, il rispetto dei contratti, i tempi ed i modi di operare. Invitiamo l’Autorità Portuale a promuovere parametri che rispettino i punti da noi esposti punti per recuperare quei valori che rispondono alle esigenze di tutti e non agli interessi di pochi». —
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