Il Tirreno

Trasformare Gaia in azienda pubblica: avanti ma piano, c’è l’ostacolo mutui

Trasformare Gaia in azienda pubblica: avanti ma piano, c’è l’ostacolo mutui

L’assemblea dei sindaci inizia il percorso per modificare la società, Carrara e Massa insieme, Viareggio dice no

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MASSA CARRARA. Trasformare Gaia Spa in un'azienda di diritto pubblico. Stavolta non lo chiedono i comitati cittadini, spesso in piazza negli ultimi cinque anni per contestare gli aumenti delle tariffe del servizio idrico. Lo chiedono i sindaci dei comuni di Massa Francesco Persiani e di Carrara, Francesco De Pasquale, ossia tra gli azionisti più pesanti della spa pubblica che gestisce acquedotti e fognature della Toscana del nord . Al momento non si tratta di un vero e proprio annuncio di stop al gestore idrico "senza se e senza ma". Ma di un primo approfondimento per comprendere in che modo può essere cambiata la natura dell'ente e quali sono gli scenari possibili che potrebbero configurarsi per arrivare a trasformarlo.

Sollecitato dal consiglio comunale, il vice sindaco di Carrara Matteo Martinelli lo scorso novembre aveva chiesto la convocazione dell'assemblea dei comuni-soci di Gaia "per discutere di un percorso per superare Gaia Spa verso un’azienda di diritto pubblico". Contemporaneamente anche da Massa è partita la stessa richiesta. L'assemblea si è quindi riunita mercoledì mattina e in quell'occasione il presidente di Gaia Spa Vincenzo Colle ha illustrato agli amministratori dei vari comuni che fanno parte di Gaia (solo della provincia di Massa Carrara: Aulla, Bagnone, Carrara, Casola in Lunigiana, Comano,Filattiera, Fivizzano, Fosdinovo, Licciana Nardi, Massa, Montignoso, Mulazzo, Podenzana, Tresana e Villafranca in Lunigiana) le criticità che potrebbero manifestarsi per rendere la società un'azienda speciale consortile di diritto pubblico, ma anche le opportunità che ne potrebbero derivare in termini di partecipazione pubblica.

Ma ci sono difficoltà per attuare questo percorso. A cominciare dai mutui di Gaia. Per attuare il proprio piano di investimenti, Gaia ha contratto mutui per 105 milioni di euro presso banche private, la Banca europea degli investimenti (Bei) e la Cassa depositi e prestiti. «Esistono vincoli che dovranno essere rispettati», spiega Persiani, il quale in consiglio comunale, mercoledì, non ha nascosto le proprie perplessità per quanto riguarda questo passaggio: «Alle banche è stato garantito questo assetto societario e questo turba la nostra visione perché non è un ostacolo da poco». «Ma siamo certi che la strada sia quella giusta. La trasformazione della società - aggiunge il sindaco di Massa - dovrà essere approvata dall'assemblea dei soci, ottenere il nulla osta dell'Autorità idrica Toscana e successivamente avere approvazione da ogni consiglio comunale prima di una deliberazione finale».

Tra i vantaggi della trasformazione, secondo l'assessore al bilancio Pierlio Baratta, ci sarebbe la questione degli utili. «Gaia ad oggi non reinveste gli utili in favore di investimenti - dice Baratta - o risparmi per la cittadinanza perché una Spa può decidere di non distribuirli ai soci e accantonarli. Così facendo la pagano gli utenti nelle bollette. Con la nuova forma, invece, gli utili potrebbero essere utilizzati per investimenti o attenuare l’impatto delle fatture sui cittadini».

Pro e contro della trasformazione sono ora sul piatto della bilancia. E c'è anche chi si muove per superare i contro e puntare dritto ai pro. «Eravamo consapevoli – interviene Matteo Martinelli, vicesindaco con delega alle partecipate di Carrara – delle criticità, e per questo auspichiamo una serie di modifiche alla norma a livello parlamentare che possano intervenire in senso positivo e supportare la nostra proposta. E' dunque fondamentale che questo tema diventi oggetto di un dibattito pubblico proprio per stimolare il parlamento a intervenire. La direzione è già stata indicata ed è quella contenuta nella proposta dalla deputata Federica Daga del Movimento Cinque Stelle che prevede una gestione completamente pubblica del servizio idrico». Insomma, per andare alla radice della questione, la trasformazione potrebbe dipendere da ciò che viene approvato, o meno, in Parlamento.
Nel frattempo anche tra i comuni-soci si apre una discussione. «Adesso - dice Martinelli - si dovrà verificare la condivisione politica della nostra proposta. Alcuni soci (come il Comune di Viareggio) hanno già manifestato la loro contrarietà. Quindi si aprirà un dibattito e poi un percorso per sondare la loro disponibilità». —

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