Il Tirreno

 

«Perquisito a casa e colpito alla nuca con un pugno da un carabiniere»

Libero Red Dolce
«Perquisito a casa e colpito alla nuca con un pugno da un carabiniere»

Un testimone al processo a Massa sulle presunte violenze in caserma Ma è bagarre su una frase dell’interprete: «Cambia versione...»

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Aulla. La mano è sulla nuca. È inciampato su ogni parola, si è contraddetto spesso, ha capito solo a volte e risposta con vaghezza. Ma quando la pm Alessia Iacopini gli ha chiesto dove il carabiniere Alessandro Fiorentino lo avrebbe colpito durante una perquisizione in casa sua il testimone Kamal Hermar non ha dubbi: mano sulla nuca. «Con un pugno».

È il primo testimone diretto di quelli che la procura, allora guidata da Aldo Giubilaro, definì «violenze sistematiche e metodiche» perpetuate da alcuni carabinieri in forza in Lunigiana. Ha l’interprete a fianco perché il suo italiano parlato è stentato. E le capacità di comprensione, soprattutto di fronte al linguaggio tecnico e “giudiziarese” degli avvocati vanno spesso e volentieri in difficoltà. E proprio sugli equivoci e storture creati dal problema della lingua si creerà dell’elettricità tra le difese e la pm Iacopini.

Hermar ha dei precedenti, è stato arrestato per possesso di cocaina, per ricettazione di una bicicletta e per un furto di una maglietta. A fermarlo per strada in alcuni episodi sono alcuni dei carabinieri finiti sotto processo. Ed è il testimone a riferire di due controlli di polizia in cui si trova ad avere a che fare con Fiorentino.

Il primo è una perquisizione, contestata dalla procura, dove sarebbero stati utilizzati dei metodi umilianti. Hermar in effetti conferma che durante un fermo Fiorentino e l’ex comandante Tellini lo bloccano in una strada. «Mi hanno fatto spogliare: pantaloni, calze e anche le mutande. Tutto». Si rivolge al traduttore che poi riporta, ci ritorna su qualche volta e alla fine l’interprete dice: «Non completa un discorso, cambia versione ogni volta...». Le difese scattano sulle sedie.

È l’avvocato Gianpaolo Carabelli a chiedere che la frase sia messa a verbale. «Per sicurezza, magari i microfoni non hanno ripreso». L’avvocato di parte civile, Davide Paltrinieri, si oppone. C’è un vivace scambio tra i due.

Ma cosa intende l’interprete con cambiare versione”? Per la pm Iacopini la frase non va pesata con i parametri di chi mastica il linguaggio giuridico. «Intendeva dire che fa confusione, la versione che ha riportato è sempre una». La frase in ogni caso viene messa a verbale. Anche se Hermar conferma la sua versione della perquisizione. E cioè vestiti tolti e un insulto: «marocchino di merda».

Sempre parlando di perquisizioni, questa volta effettuate in casa, Hermar è decisamente impreciso nel collocare temporalmente gli episodi. E dunque la scena dei vestiti, un paio di perquisizioni in casa e due “visite” in caserma sono difficilmente collocabili in una sequenza temporale. Almeno dal suo resoconto.

Conferma però di avere ricevuto un pugno durante una perquisizione in casa. L’avvocato Carabelli prova a capire quand - le perquisizioni dovrebbero essere state due - ma non è facile. Il teste inciampa anche quando gli viene chiesto dal legale se gli investigatori per fargli riconoscere Fiorentino come colui che gli aveva dato il pugno glielo avessero indicato suggerendo il nome. «È andata così?», chiede diverse volte Carabelli. Lui alla fine dice sì. Anche se è una cosa che fa spesso: risponde di sì alla domanda, per poi dare l’impressione dalla risposta di non avere capito. Interviene la presidente del collegio Antonella Basilone che pone il quesito di nuovo e stavolta Hermar afferma il contrario, cioè di averlo riconosciuto da solo però in una seconda foto ,dopo una prima in cui non lo aveva fatto perché più giovane. Ma intanto le difese sono insorte. La decisione del tribunale è stata di fissare le prossime udienze al 10 e 31 gennaio per sentire altri testimoni della procura. —
 

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