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L’allarme sul Politeama già nel 2001 «Condizioni della struttura preoccupanti»

Libero Red Dolce
L’allarme sul Politeama già nel 2001 «Condizioni della struttura preoccupanti»

I problemi evidenziati in una relazione tecnica di un architetto per una causa civile relativa al primo e quarto piano ala nord

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Da una perizia legata a una causa civile emerge un allarme, inascoltato, sulle condizioni statiche del Politeama definite sette anni prima del crollo del 2008 «preoccupanti».È il giugno del 2001 e l’architetto mantovano Marisa Bonfatti fa una relazione per una causa civile per una controversia tra la ditta Sasso e la ditta Caprice per alcuni lavori al quarto piano. Quello che vede entrando nell’edificio rimane nero su bianco nella sua relazione. E non è rassicurante.

«Il mio cliente, la ditta Sasso - spiega l’architetto Bonfatti rispondendo alla domande del pm Alberto Dello Iacono - aveva acquistato dalla Caprice il primo e il quarto piano. Il venditore si era impegnato a ristrutturare e consegnare i lavoro finiti dopo tre anni, ma l’impegno preso non fu rispettato. E così la Sasso, sentendosi danneggiata , ha fatto una causa civile».

È a quel punto che la professionista entra in gioco, chiamata dalla ditta per una perizia. «Già dal primo sopralluogo mi resi conto che si trattava di una situazione oggettivamente pericolosa. I lavori erano iniziati, ma li trovai sospesi e in alcune parti del fabbricato c’era una situazione di rischio a mio avviso». Su sollecitazioni di alcuni avvocati delle difese l’architetto a questo punto precisa che nella sua relazione i riferimenti sono all’ala nord dell’edificio, dal lato di via Roma.

«Feci ulteriori sopralluoghi, due o tre non ricordo. Portai con me un collaboratore, un ingegnere costruttivista. Lui concordò con me che c’erano delle situazioni staticamente discutibili. E il fatto che i lavori non fossero finiti, potrei dire che anche quello era un motivo di rischio allora».

Bonfatti passa a questo puinto alla descrizione del quarto piano e del solaio: «C’era una situazione di sofferenza che coinvolgeva tutti i piani ed era quella del va no scala principale. Era puntellato e con diverse lesioni. Alcune tramezze in laterizio o in foglio, non ricordo bene, erano in grave sofferenza. Erano state realizzate sotto travi esili in ferro sulle quali erano appoggiate delle voltine che costituivano i solai. Erano stati fatti lavori nel sottotetto al quarto piano: lasciati a metà. E la cosa che più mi aveva preoccupato era che fossero state fatte delle operazioni di demolizioni parziali di alcune capriate. La capriata è una struttura che è solida soltanto se è completa». Dunque una parte non poco rilevante del Politeama già nel 2001 è in condizioni di grave dissesto.

La relazione di Bonfatti non si ferma qui. L’architetto in aula legge porzioni da quanto scritto allora; «sono passati 18 anni, ricordo qualcosa ma non posso essere precisa senza quelli che furono i rilievi di allora».

«C’era una soluzione di sofferenza anche verso un cortile interno - spiega ancora l’architetto - con dei balconi realizzati con lastre di materiale lapideo sostenute da delle mensole in marmo. Mensole molto distanti e infatti nel tempo fossero state aggiunte mensole in ferro che si erano deteriorate. Una situazione tutt’altro che rassicurante». “L’abbandono fa aumentare il rischio di parziali collassi della struttura che è priva di monitoraggio», scriveva nella relazione di quasi 20 anni.

Bonfatti precisa però che «l’indagine, la mia indagine, non è supportata da un calcolo, perché io non ero la progettista. Fui chiamata per una relazione relativa a quella causa civile».

L’architetto parla anche della soletta in calcestruzzo aggiunta al tetto, descritta in termini di “appesantimento” della struttura da alcuni avvocati». «Può sicuramente avere avuto effetti benefici, la nuova struttura tuttavia un peso maggiore rispetto a quello originario e questo aumento dei carichi fa supporre che le travi di ferro originali fossero inadeguate per il nuovo carico».

Non furono presi rimedi? «A questi dissesti l’impresa pose provvisioriamente rimedio con dei puntellamenti. Io ritengo sconsiderata l’eliminazione di alcune strutture portanti nel sottotetto. E anche in questi casi si intervenne momentaneamente con dei puntellamenti». Anche qui si parlla della parte del tetto nord, dove c’erano le capriate. Bonfatti sintetizza così: «Le strutture di quell’epoca per i parametri attuali delle norme antisismiche sono inadeguate. Quando si fanno lavori di ristrutturazione bisogna mettersi in condizioni di mettere la struttura a norma». —

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