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Connessioni coi casalesi, il prefetto interdice azienda

Libero Red Dolce
Connessioni coi casalesi, il prefetto interdice azienda

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Da un’indagine di Verona per un’azienda in odore di camorra si è arrivati a un’inaspettata connessione con il territorio apuano, tanto da fare adottare al prefetto Paolo D’Attilio un provvedimento interdittivo antimafia per la società Old Center che ha sede a Montignoso. Stesso provvedimento adottato dal prefetto di Verona nei confronti della Toro Bravo srl di cui è amministratore Giuseppe D’Urso, proprietario della Old Center montignosina.

Tutto parte dalle indagini della polizia veneta che hanno fatto emergere alcune risultanze giudiziarie che, ad avviso degli inquirenti, sono sinotmatiche del pericolo di condizionamento mafioso della Toro Bravo per la contiguità con ambienti camorristici, in particolar modo con il clan dei Casalesi.

Le aziende veronesi e montignosine - quest’ultima con sede in piazza Fabrizio De Andrè 9 - sono legate proprio dal nome di D’Urso. Amministratore nel primo caso e detentore delle quote azionarie di maggioranza nel secondo caso. Ed entrambe le società finiscono nel mirino della giustizia con questi provvedimenti interdittivi.

La Old Center è in pratica un mezzo fantasma sul territorio. Proviene da Vicenza, dunque dal territorio veneto, e nasce come attività di somministrazione. Ristorante, pizzeria e creperia. Di recente però si è convertita in un’attività edile. Un notevole cambio di finalità imprenditoriale.

La sua storia però finisce ad agosto, mese nel quale la Old Center risulta fallita. E a quella data la società dichiarava di avere al suo servizio una quindicina di dipendenti.

L’amministratore, che è un’altra persona rispetto al proprietario, risulta essere di origini libanesi.

Quest’ultimo, D’Urso per l’appunto, aveva portato e mai modificato il suo domicilio nella sede dell’azienda in piazza De Andrè. Anche se all’indirizzo non risulta attualmente reperibile. Così come non c’è traccia della società, da quanto riferiscono fonti investigative.

Non è la prima volta che D’Urso finisce nel mirino della giustizia. Già nel 2017 a carico dell’amministratore risulta una sentenza del tribunale di Lucca che data al 14 marzo. Una condanna per riciclaggio (+a 5 anni e 4 mesi di reclusione e 7mila euro di multa con l’aggravante delle modalità mafiose, avendo ricevuto e impiegato somme di denaro di provenienza illecita,« al fine di agevolare e ragorzare l’associazione camorristica», scrivevano i giudici all’epoca. Si tratta del cosiddetto “gruppo misto” clan dei Casalesi.

Entrambe le società - la Toro Bravo è in stato di curatela giudiziaria per fallimento dichiarato il 27 maggio scorso - sono controllate dalla Riviera Srl, società pordenonese con 54 dipendenti che si occupa di edilizia. —



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