Il Tirreno

illustrati i dati sulla falda 

Veleni, l’acqua non sarà più depurata Entro marzo il nuovo progetto di bonifica

Luca Signorini
Veleni, l’acqua non sarà più depurata Entro marzo il nuovo progetto di bonifica

Massa pensa di restringere l’area Sir e il divieto di utilizzo dei pozzi. A Carrara prevista un’assemblea pubblica a gennaio

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Viene escluso l’emungimento (ovvero l’estrazione) delle acque inquinate della falda e la loro successiva depurazione. «Questo tipo di intervento risulta inefficace: ecco perché si andrà verso una revisione dell’ipotesi progettuale elaborata nel 2018», sottolinea l’assessore all’ambiente di Carrara, Sarah Scaletti. È questo il punto centrale uscito ieri dall’incontro convocato in Regione per illustrare ad amministratori, sindacati e associazioni di categoria il lavoro di indagine ambientale realizzato nell’area del Sin/Sir di Massa-Carrara, l’ex zona industriale (Farmoplant e non solo) dove vivono almeno 20.000 persone. Il punto è centrale in quanto si inizia davvero a parlare di bonifiche, anche se le bocche restano per ora cucite sul tipo di intervento che sostituirà quello accantonato. Comunque, entro la metà di marzo 2020 Sogesid Spa (società "in house" del ministero dell'Ambiente che è soggetto attuatore degli interventi) dovrebbe presentare il progetto definitivo di bonifica. «Vogliamo intervenire in tempi rapidi, per questo Regione e Ministero hanno messo ben 25,5 milioni di euro da utilizzare più rapidamente possibile – ha detto l’assessore regionale all’ambiente, Federica Fratoni - sappiamo che ci vorrà tempo perché l'area tra il Carrione e il Frigido è estesa e le azioni da mettere in campo saranno consistenti, ma l'obiettivo è raggiungere il miglior risultato possibile». L’estrazione e la depurazione delle acque è ipotesi scartata ad analizzare lo studio idrogeologico, «che mai è stato affrontato in maniera così dettagliata», aggiunge Scaletti. Sogesid ha infatti realizzato un modello geologico in 3D, che riesce a indicare dove si andrebbe a concentrare fino ai prossimi venti anni la contaminazione trasportata dal flusso della falda, sia nel periodo di “magra” (il livello più basso della falda) che in quello di “morbida” (il livello più alto, dopo le piogge). «Dall’incontro, sono emerse due cose fondamentali – spiega Veronica Ravagli, assessore all’ambiente di Massa – abbiamo capito da dove provengono gli inquinanti, chi sono i colpevoli insomma. E abbiamo anche capito che il fosso Lavello è il recettore principale degli agenti inquinanti. Avendo oggi conoscenza dell’indagine, possiamo fare la nostra parte, ad esempio riducendo l’area Sir di interesse regionale e ridimensionando le ordinanze per il divieto di utilizzo dell’acqua dei pozzi in una superficie estesa, che va dal Frigido al Ricortola verso Marina di Massa. In questo senso, ho già chiesto un incontro all’Asl che deve avvenire in tempi brevi». Quindi la richiesta rivolta a Firenze: «Adesso la Regione si attivi, ci dica cosa vuole fare, trovi una soluzione con tempi di risposta brevi – prosegue Ravagli - abbiamo aspettato trent’anni, altri slittamenti sarebbero difficili da digerire». Scaletti è sulla stessa linea: «Lo studio conferma le criticità di queste aree, per la prima volta c’è un piano conoscitivo importante. Per noi è fondamentale raggiungere l’obiettivo di restituire il territorio ai suoi abitanti: chiediamo massima collaborazione tra enti, e che si proceda celermente senza difficoltà e intoppi (e intanto a metà gennaio viene annunciata un’assemblea pubblica a Carrara)». L’attività di Sogesid - condotta dall’associazione temporanea di imprese costituita da Teseco Bonifiche, Palma Services, Biochemie Lab e la società belga Aquale Sprlin in due diversi periodi tra la fine del 2018 e la prima metà del 2019 – ha permesso di effettuare 570 rilievi piezometrici, con 409 punti d’acqua censiti e verificati, 319 pozzi e piezometri georiferiti con margine di errore inferiore al centimetro, analisi chimiche-ambientali prima in 148 punti e poi in 75 punti più critici, per un totale di oltre 22.000 determinazioni analitiche. Ed è stato possibile individuare i principali “hotspot”, ovvero i punti nei quali la concentrazione della contaminazione supera di oltre dieci volte il limite di legge (il Lavello, appunto). È confermato il quadro delineato dall’indagine di Icram nel 2008, con i principali agenti inquinanti rappresentati dai composti alifatici clorurati e da specie di metalli, tra cui il cromo esavalente (ne parliamo nell’articolo sotto). Grafici, slide, comparazione di dati: adesso i tecnici hanno quel che serve in mano. E il territorio conta i giorni per l’avvio delle bonifiche. —

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