Il Tirreno

Faceva la cresta sulle casse di Apuafarma: in carcere l’addetto ai servizi cimiteriali

Faceva la cresta sulle casse di Apuafarma: in carcere l’addetto ai servizi cimiteriali

Giovanni Biagioni dovrà scontare una pena di due anni e cinque mesi. Accusato di peculato continuato

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CARRARA. Finisce in carcere l’ex addetto ai servizi cimiteriali di Apuafarma Giovanni Biagioni. Il 57enne dovrà scontare una pena di due anni e cinque mesi per il reato di peculato continuato, per aver sottratto somme alle casse delle farmacie comunali di cui aveva la disponibilità. La vicenda giudiziaria ha preso le mosse quando la guardia di finanza, in una relazione del novembre 2015, accertò l’anomalia in una relazione sui conti di Apuafarma, società a totale partecipazione pubblica. Qualche mese dopo, a maggio, fu il nuovo amministrato unico Fabrizio Volpi, a segnalare ai militari delle fiamme gialle che la società era in condizioni assai critiche, perché negli ultimi tre anni si erano registrate pesanti perdite di esercizio.

La vicenda. La vicenda fu segnalata per la prima volta sulle pagine de Il Tirreno - come riconosce anche la sentenza della Corte dei Conti - nel febbraio del 2015. La guardia di finanza in una relazione del novembre 2015 accertava l’anomalia in una relazione sui conti di Apuafarma, società a totale partecipazione pubblica. Qualche mese dopo, a maggio, era il nuovo amministrato unico Fabrizio Volpi, a segnalare ai militari delle fiamme gialle che la società era in condizioni assai critiche, perché negli ultimi tre anni si erano registrate pesanti perdite di esercizio.Le analisi dei vari servizi fatti dalla finanza evidenziavano che tra i dati riportati nel database e il corrispettivo incassato c’era un ammanco di cassa, subito dall’azienda, di 407mila euro nel periodo 2008-2015.Gli ammanchi sono fatti risalire al maggio 2008, dopo l’installazione di un registratore di cassa, quando si registra la mancata emissione degli scontrini fiscali da parte di chi opera. Così chi indaga ricostruisce come sia stata possibile la sparizione di una cifra del genere: «il cliente - scrive chi indaga - presentava la nota di richiesta dei servizi e la riceveva indietro con l’apposizione della quietanza del pagamento da parte del cassiere che la sottoscriveva, mentre alla "ricevuta" non veniva allegato alcuno scontrino, sebbene il cliente avesse pagato regolarmente il servizio richiesto».Sicché alla fine della giornata l’addetto all’ufficio di polizia mortuaria emetteva un numero di scontrini non corrispondente alla quantità di pratiche effettivamente evase, ma sempre in numero inferiore. E a Biagioni, la procura contabile, addebita la gran parte di queste irregolarità, quantificandole in un danno patrimoniale diretto di 353mila euro totali. E nella sentenza l’ex addetto ai servizi cimiteriali viene condannato anche a ulteriori 50mila euro per il danno all’immagine.

La corte dei conti. Nel settembre di quest’anno è arrivata una doppia, pesante condanna della Corte dei Conti nei confronti di Giovanni Biagioni e Francesco Buffoni, rispettivamente ex addetto ai servizi cimiteriali ed ex direttore generale di Apuafarma per la vicenda degli ammanchi nelle casse della società dovuti alla mancata emissione degli scontrini ai clienti. Biagioni era stato condannato all’importo di 403mila euro per la colpa principale dolosa, mentre per Buffoni la responsabilità sussidiaria è stata stimata in 250mila euro.Adesso dopo nemmeno tre mesi dalle condanne della Corte dei Conti per Giovanni Biagioni si aprono le porte del carcere: lo ha messo nero su bianco in una nota la questura. Dovrà scontare una pena di due anni e cinque mesi per il reato di peculato continuato, per aver sottratto somme alle casse delle farmacie comunali di cui aveva la disponibilità.

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di Redazione web