Gioco
«In 10 anni estrarranno marmo equivalente a 131 Torri Fiat»
Nei Piani attuativi previsti prelievi di materiali per 13 milioni di tonnellate L’allarme del Cai che lancia la mobilitazione: una minaccia per il territorio
MASSA. Le Alpi Apuane rischiano di scomparire? Secondo i cittadini riuniti alla Mostra permanente della Resistenza di piazzale Partigiani per l'incontro voluto dalla sezione Tam (la commissione Tutela ambiente montano) del Cai, sì. I numeri dei Pabe, i Piani attuativi dei bacini estrattivi del Comune di Massa, in discussione nelle prossime settimane in consiglio comunale, parlano di 13 milioni di tonnellate di marmo estraibili in dieci anni. Una quantità di materiali lapidei difficile da immaginare se non con paragoni: si mettano in fila 131 torri Fiat come quelle della Partaccia . I volumi sono gli stessi. Oppure si provino a immaginare 11.380 appartamenti da 100 mq. Potrebbero ospitare 34 mila persone: la metà dei volumi delle case abitate di Massa. . Difficile non pensare all'impatto sull'ambiente – tra acqua dei fiumi bianca, rischi idrogeologici, minacce per la biodiversità e profili paesaggistici messi in discussione - che deriverà dall'approvazione dei Pabe. In ballo c'è una vera e propria "Massa" che se ne va, o che se ne potrebbe andare. Il condizionale è d'obbligo perché i Pabe devono ancora passare dal consiglio comunale di Massa e una consistente parte di città, non è del tutto d'accordo sulle autorizzazioni che l'amministrazione intende rilasciare per la riapertura di sette cave inattive. E annuncia partecipazione e mobilitazioni. Anche a fronte della discussione che si è aperta attorno al bivacco Aronte, ormai simbolo di un pace ad alta quota che rischia di andare perduta per sempre. Tutto per il marmo.
Talmente tanto che ci si potrebbe costruire «una strada di marmo larga 4 metri e spessa un centimetro che parte da Massa e arriva dritta dritta a Canberra, capitale dell'Australia», dice Nicola cola Cavazzuti del Cai.
"Operazione Aronte" è l'azione di informazione, studio e lotta per la salvaguardia delle Alpi Apuane organizzata dalla sezione Tam del Club Alpino Apuano. Alla Mostra permanente della Resistenza, in piazzale Partigiani all'ex Cat, si è tenuta la prima assemblea pubblica per discutere di come proteggere le montagne "un patrimonio culturale e naturalistico di incomparabile bellezza". E di questo si tratta: di una battaglia per la bellezza intesa come bene comune da difendere. E non solo: «Gli effetti dell'escavazione minacciano l'acqua delle sorgenti montane e dei fiumi, un bene fondamentale per l'uomo, i microrganismi presenti nel fiume Frigido sono minacciati dalla marmettola, che non è certo una sostanza idrosolubile» è intervenuta Margherita Cantarelli del Tam.
In sala si sono succeduti gli interventi di comuni cittadini, associazioni ambientaliste e movimenti politici. Tutti intendono partecipare attivamente all'azione del Tam. E per i prossimi mesi si preannunciano mobilitazioni di carattere locale e nazionale: una manifestazione per il 4 gennaio, concerti, presentazioni di libri, approfondimenti giuridici, azioni concrete per la difesa dell'ecosistema apuano. Per oggi, alle 17, il Fridays For Future Carrara ha programmato l’iniziativa “Cambiare il sistema, non il clima: Tutelare le Alpi Apuane” presso l'ex Ospedale San Giacomo (via Grazzano 1, Carrara). "Si parlerà di Apuane, della loro bellezza, ma anche del fortissimo impatto ambientale, paesaggistico e sociale che quotidianamente viene causato dall'escavazione selvaggia. Lavorare per ridurre l'illegalità, tutelare l'ambiente, e creare alternative economiche e lavorative più sostenibili in un territorio già martoriato: questi gli obiettivi da attuare nei confronti delle istituzioni che gravitano intorno al nostro comprensorio montano, che troppo spesso se ne rimangono in silenzio, alla finestra”. —
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