Il Tirreno

il racconto della ex in tribunale 

«Mi ricattò per farmi firmare la richiesta per l’alloggio»

Libero Red Dolce
«Mi ricattò per farmi firmare la richiesta per l’alloggio»

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A sconfessare la legittimità di quella richiesta per farsi assegnare la casa popolare in quanto coppia arriva proprio la sua metà. Ex metà, dato che da quel che ha detto in aula il loro rapporto si era interrotto nel 2013, qualche mese prima che la domanda arrivasse agli uffici comunali.

Loro sono stati insieme dal 2005 al 2013. «Con una piccola pausa nel 2012 - spiega la donna alla giudice Antonella Basilone - perché già le cose andavano male». E a metterlo nei guai è lei stessa alla fine della relazione.

Le infatti sporge querela contro l’ex compagno quando scopre che l’uomo aveva fatto la richiesta come coppia nonostante quel vincolo ormai fosse venuto a cadere. Premurandosi d’informare la dirigente comunale alle politiche abitative di allora, Daniela Tommasini. E fu quest’ultima a non confermare l’assegnazione.

La giudice vuole vederci più chiaro su come siano andati i fatti dopo che lei scoprì che la richiesta era andata avanti comunque. E apparentemente all’oscuro della ex convivente.

«Io con lui avevo chiuso ogni contatto, non ci parlai direttamente», dichiara la donna in aula rispondendo a una domanda della giudice Basilone. «Però parlai con la madre. E lei mi disse che mi avrebbe dato una cifra se avessi firmato il foglio. Mi promise dei soldi per farmi firmare. E non si è limitata a questo, perché mi ha anche minacciata di non farmi vedere mio figlio, come spesso faceva. Ancora adesso lui m’impedisce di vederlo». La donna è infatti affidata ai servizi sociali.

L’avvocato Giuseppe Del Papa, che difende l’imputato che è a processo per dichiarazione mendace, va alla ricerca di possibili falle nella ricostruzione dei fatti della donna. Il suo ragionamento si base sul presupposto fattuale che i due, quando ancora stavano assieme, fecero effettivamente richiesta come coppia per vedersi assegnare l’appartamento.

«È possibile che la domanda sia stata evasa dopo come spesso accade in questi casi? Mi spiego meglio: può essere che quella che lei ritenne fosse una dichiarazione fatta a sua insaputa fosse in realtà la prima domanda elaborata successivamente?», chiede il legale alla donna.

La donna sulla tempistica è incerta, non ricorda esattamente la sequenza delle cose. Ma si dice abbastanza certa però che quando il Comune la contattò per verificare il loro status di coppia si fossero riferiti a un’autocertificazione. «Non so se fosse riferita alla domanda iniziale, non penso. Il Comune mi aveva contattata e io avevo detto che non stavo più con lui e non ero dunque interessata alla cosa».

Ed è così che le carte finiscono in tribuna. E la casa non venne data al ragazzo, ormai single, non più coppia. I due peraltro hanno anche un figlio. A difendere la parte civile è l’avvocato Alessio Menconi.

La giudice ha aggiornato al 24 marzo per l’esame dell’imputato e la decisione. —

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