Gioco
Sanac, 10 milioni di utili ma un futuro buio
Oggi in piazza a Roma i dipendenti dell’azienda mentre si avvicina il termine ultimo per l’acquisto da parte di Arcelor
massa. Gli operai della Sanac di via Dorsale scendono in piazza. A Roma, questa mattina, manifestano insieme agli altri lavoratori coinvolti nella vertenza ex Ilva. Sono attese circa 10 mila persone. Fra quelle anche una cinquantina di operai di Massa che con un bus raggiungeranno la capitale mossi da un sentimento ambivalente. Da un lato desiderano che ArcelorMittal porti a termine una volta per tutte l’acquisizione del loro gruppo, così da farli fluire verso acque più ossigenate e uscire da quelle stagnanti in cui si trovano ormai da anni. Dall’altro, rifiutano offerte al ribasso, convinti che il colosso franco-indiano per loro non abbia più niente di buono da offrire. Un legame, voluto o meno, che il 20 dicembre potrebbe sciogliersi definitivamente.
«Tra dieci giorni scade la fideiussione che lega ArcelorMittal al gruppo Sanac. – dice Nicola Del Vecchio (Cgil) - Il 4 scorso la società ha confermato la volontà di sottoscrivere un piano industriale che prevede 4.700 esuberi. Per noi è una posizione irricevibile e un comportamento irresponsabile. Fino al 20 dicembre Arcelor è il referente della vertenza, quindi come Filcam Cgil continueremo a chiedere che rispetti gli impegni presi con i commissari, consapevoli che il suo disimpegno potrebbe avere delle ricadute sull'indotto».
La manifestazione si inserisce nei tre giorni di sciopero annunciati dai sindacati per oggi, 12 e 17 dicembre. Tra i sindacalisti molto scetticismo e poche aspettative. «Vorremmo capire se procedere al piano B – interviene Stefano Tenerini (Cisl) – perché è vero che chiediamo di concludere l’accordo che Mittal aveva annunciato un anno fa. Ma da quel momento ogni giorno ha minacciato di andarsene. Noi vogliamo decisioni definitive. Anche a fronte della chiusura del bilancio di esercizio del gruppo Sanac che ha evidenziato un utile di 10 milioni di euro». Sanac continua a macinare refrattari, a raccogliere utili, anche se la gestione di ieri, inevitabilmente, ha determinato la situazione di oggi.
«Quindici anni fa il gruppo non dipendeva esclusivamente da Taranto ma dal fallimento di Ilva in poi le scelte fatte sono andate sempre più verso la concentrazione in Puglia – spiega Del Vecchio - Oggi lo stabilimento pugliese rappresenta i due terzi della produzione di Sanac. È come se fossimo stati inglobati dall’azienda». Inglobati eppure ai margini di una vertenza che in 10 giorni potrebbe non riguardarli più. «Questa vertenza dà il senso della perdita del vivere comune nel mondo del lavoro.– dice Massimo Graziani (Uil) – Io sono pessimista: ho visto quest’azienda così sana entrare in una crisi che rischia di travolgere l’intero settore siderurgico. Mi fa pensare a quanto questo paese abbia perso il senso della progettualità e di come questo stia accadendo nel disinteresse generalizzato. Ormai è chiaro che davanti non abbiamo un traguardo. Il problema di fondo è che ancora oggi non abbiamo altre alternative». —
Camilla Palagi
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