Il Tirreno

Il “Malaspina” non può essere demolito Naufraga così il progetto del Comune

Riccardo Sordi
Il “Malaspina” non può essere demolito Naufraga così il progetto del Comune

Il finanziamento di 11,2 milioni di euro per la ricostruzione potrebbe andare perduto. Il Pd: «Palese incompetenza»

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Una doccia fredda a poche settimane dal Natale. Appare quasi certo che il progetto di abbattimento e ricostruzione del plesso scolastico “Malaspina” in via Roma non potrà essere effettuato. Il motivo? L’edificio è stato posto sotto vincolo architettonico dalla Soprintendenza: pare sia opera del famoso architetto spezzino Franco Oliva, molto attivo nella prima metà del XX secolo (e infatti l’edifico pontremolese è degli anni ’30) con numerosi edifici entrati nella storia dell'architettura ligure del periodo.

La parola definitiva ora spetta al ministero ma lungo i corridoi del Comune non corre molto fiducia, anzi. Il sindaco Lucia Baracchini pare piuttosto pessimista sulla questione: «Se la verifica ministeriale certificasse l’interesse culturale dell’edificio non sarebbe certo più possibile procedere con l’abbattimento e la ricostruzione dell’edificio». E questo vorrebbe dire anche perdere il finanziamento di 11,2 milioni di euro che l’amministrazione era riuscita a reperire per la realizzazione del progetto di abbattimento e ricostruzione dell’edificio divisa in due lotti, il primo da 6 milioni e 400.000 euro e il secondo da 4 milioni e 850 mila euro, e che avrebbe visto la realizzazione di una struttura di tre piani capace di ospitare dieci aule oltre a laboratori, biblioteca, mense e altri servizi. Un progetto che si era reso necessario dopo che, nel marzo 2018, le verifiche da parte della Regione Toscana avevano stabilito che l’edificio non rispondeva ai parametri di legge per quanto concerne la prevenzione di vulnerabilità sismica.

Certo resta il mistero di come in tutti questi anni, nonostante nel corso dei decenni siano stati effettuati lavori anche importanti alla struttura, nessuno si sia mai posto la questione se il plesso scolastico fosse o meno posto a vincolo architettonico. «Durante l’elaborazione del progetto anche per i tempi strettissimi - spiega il sindaco - non si è pensato che tale verifica fosse necessaria, vista la realizzazione negli anni di diversi interventi senza che fosse mai stata richiesta e vista anche la generale considerazione che l’immobile non fosse di particolare pregio». Ora la situazione è comunque in una fase di stallo in attesa di una risposta da Roma, e intanto l’amministrazione si sta cominciando a muovere per cercare una soluzione per effettuare lavori per mettere in sicurezza l’edificio esistente e non più abbatterlo. Per ora i tentativi di battere cassa alla Provincia sono andati a vuoto (e anzi la prima cittadina lamenta il ritardo anche per quanto concerne i finanziamenti per il tetto dell’istituto “Belmesseri”) e quindi sarà probabilmente necessario riavviare un nuovo progetto e una nuova trafila a caccia di finanziamenti. Mentre per quanto concerne i ragazzi attualmente ospitati (nell’edificio di via Roma ci sono gli studenti del liceo “Malaspina” e i bambini della scuola materna) si stanno valutando varie soluzioni per l’immediato.

Dura la posizione del gruppo consigliare Pd composto da Francesco Mazzoni, Elisabetta Sordi e Gregorio Petriccioli. “Da più di un anno il sindaco e l'amministrazione sbandierano come un grande risultato il finanziamento della demolizione e ricostruzione delle scuole di via Roma. Oggi il sindaco si sveglia e scopre che non si può demolire un fabbricato vincolato. Siamo al paradosso e al culmine dell'incompetenza e della bugia. Purtroppo in consiglio comunale noi l'avevamo detto”. Secondo i consiglieri di minoranza “il progetto non è mai stato affidato, ma assegnato a un professionista, non si capisce con quali modalità, che lo avrebbe presentato all'amministrazione (questo ha detto il capogruppo di maggioranza Jacopo Ferri, ndr). La scarsa trasparenza porta a questi risultati. Questo è il triste epilogo di una vicenda gestita col solito metodo, tipico di questa amministrazione, abituata a gestire la cosa pubblica come se fosse una faccenda privata”. I consiglieri di minoranza si chiedono “come sia possibile che in sede di progettazione non sia emersa una così grande causa ostativa alla demolizione? Adesso dobbiamo ripensare a che cosa fare per l'edilizia scolastica e per mettere in sicurezza l'edificio e garantire agli studenti il miglior servizio possibile. Certo è che il sindaco dovrà dare conto di questo fallimento e dire come intende gestire le conseguenze”. —

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