Il Tirreno

femminicidio e dintorni 

«Denunciare sempre» I ragazzi dell’artistico riflettono sulla violenza

C.P.

2 MINUTI DI LETTURA





massa. Dieci giorni fa la panchina che hanno dipinto di rosso per dire basta alla violenza sulle donne è andata distrutta. Loro, gli studenti e le studentesse del liceo artistico musicale Palma e del Gentileschi di Carrara (in foto uno scorcio dei partecipanti), ne sono rimasti molto colpiti e ieri a palazzo Ducale si sono riuniti per parlare di violenza di genere, ascoltare della musica, leggere delle poesie e riflettere.

La dirigente del Palma Ilaria Zolesi, la professoressa Anna Matarese e la presidente della commissione pari opportunità Mirella Cocchi, hanno voluto lanciare un’iniziativa, la presentazione di un libro, per continuare il progetto “Nemmeno con un fiore” che da anni porta i giovani della provincia di Massa Carrara ad interrogarsi su che cosa sia la violenza, così da riconoscerne i segnali e respingerla. Un lavoro di approfondimento che intende andare alla radice del fenomeno. La musica di Luca Mafalopulos ha riempito la Sala Resistenza e ha intervallato gli interventi degli ospiti fra i quali la pm Alessandra Conforti, l’assessora al sociale Amelia Zanti, la dottoressa Giuliana Opromolla dell’istituto scolastico territoriale e l’autrice del libro “Donne in cammino verso la pienezza dei diritti” Cinzia Merletti. Violenza fisica, verbale, psicologica, violenza assistita, stalking. Le sfumature della violenza e gli stereotipi che ne giustificano la diffusione sono molteplici e portano disturbi come ansia, dipendenze, la difficoltà ad avere relazioni vere. «Si ha una relazione malsana quando si proiettano i nostri bisogni sull’altro, colpevolizzandolo per ciò che non riesce a darci. Piuttosto si potrebbe iniziare una relazione costruendone le basi, condividendo l’insieme».

Non sono mancati i momenti in cui l’emozione ha avuto il sopravvento. Una ragazza del Palma ha preso parola per raccontare di quell’amica che tempo fa le raccontò dello stupro subito dal ragazzo con cui si frequentava. «Mi chiedo come si possa fare una cosa così» è intervenuta la ragazzina con la voce strozzata. «Non c’è da vergognarsi nel denunciare queste cose - l’ha incoraggiata la professoressa Cocchi – viviamo in un periodo in cui anche la violenza è cambiata rispetto a quella di un tempo. Servono nuove elaborazioni e se ti domandi come fare per cambiare le cose, ripassa la storia. Quella che dà il nome all’istituto che frequenti, l’Artemisia Gentileschi, potrebbe essere un inizio. Questo nome è stato voluto fortemente dal preside Gino Cappè, che si intestardì una volta scoperta la storia della pittrice». —C.P.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web