Attenzione
Carabinieri a processo per violenze: non testimonieranno Barani e Gasparri
Il collegio taglia le liste testi. Ascoltato il colonnello Marchi: dopo le misure cautelari, abbiamo ritirato tutte le armi
MASSA. Tra i testimoni, nel processo sulle presunte violenze nelle caserme lunigianesi, non ci saranno politici illustri. Sì perché nella lunga lista di testi presentata da Giampaolo Carabelli, avvocato del brigadiere Alessandro Fiorentini, comparivano anche i nomi dell’ex senatore Lucio Barani dell’ex ministro Maurizio Gasparri. I due politici - nelle intenzioni del legale - avrebbero dovuto riferire circa le interrogazioni parlamentari proposte ai tempi dell’indagine. Ma secondo il collegio presieduto dalla giudice Antonella Basilone (a latere Dario Berrino e Marta Baldasseroni) quelle testimonianze non sono rilevanti o comunque il contenuto delle interrogazioni può essere documentato senza la necessità di chiamare in aula i politici.
Le difese, di fronte ad una nuova composizione del collegio (la precedente presidentessa era Valentina Prudente), hanno provato - lo consente una sentenza della Corte di Cassazione - a farsi approvare una nuova lista teste evitando “i tagli” effettuati dal collegio nella precedente composizione. Ma anche il nuovo giudice collegiale non ha ammesso numerosi testimoni. Molte testimonianze - la presidentessa Basilone ha letto l’ordinanza in aula - sono state ritenute manifestamente irrilevanti o non attinenti i fatti oggetto dei capi di imputazioni. Non solo, il collegio ha valutato di non ammettere le testimonianze di chi già era stato sentito in sede di incidente probatorio, in una parentesi - per così dire - delle indagini preliminari durante cui comunque si “cristallizza” la prova.
Liste testi “sfoltite” quindi dal collegio che, dopo la complessa fase dell’ammissione delle prove, ha ascoltato i primi testimoni della pm Alessia Iacopini tra cui il consulente della procura che, in fase di indagini, ha svolto accertamenti sui telefoni in uso agli allora indagati e sulle chat attraverso cui si scambiavano messaggi. Ascoltato in aula come testimone anche il colonnello Tiziano Marchi, all’epoca dei fatti, comandante del nucleo investigativo provinciale dell’Arma. Marchi non ha svolto le indagini e ha riferito solo sulle operazioni con cui sono state ritirate le armi personali e di servizio in uso ai carabinieri indagati , dopo che sono scattate le misure cautelari. Il colonnello, rispondendo alle domande dell’accusa, ha spiegato che al brigadiere Fiorentino sono state ritirate tre armi e diverse munizioni: «Dagli accertamenti - ha chiarito - le armi sono risultate regolarmente registrate. Diversamente invece per le munizioni».
Una udienza tecnica su una vicenda che risale al 2016 ed è emersa dopo la denuncia di un cittadino marocchino: riferiva di essere stato preso a calci e pugni da un carabiniere nella caserma di Aulla. A quella denuncia è seguita un’ampia inchiesta che ha coinvolto una trentina di persone: secondo la procura nelle caserme lunigianesi si sono consumati maltrattamenti, abusi di potere, violenze e minacce. Di qui la richiesta di rinvio a giudizio per 28 persone e l’apertura del processo lo scorso giugno. —
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