Gioco
Un milione di euro per San Caprasio È boom di pellegrini: quasi 3.000 nel 2019
Il direttore Boggi annuncia che tornano al loro posto i resti del santo e che verrà recuperato l’antico fonte battesimale
aulla. Assieme alla fortezza della Brunella, l’abbazia di San Caprasio è sicuramente il simbolo più riconoscibile di Aulla. E se si pensa alla millenaria abbazia (è stata fondata nel 884), il nome che viene subito in mente è quello del suo infaticabile sponsor, lo storico Riccardo Boggi, direttore del museo di San Caprasio, il quale si è speso molto in questi ultimi anni segnati dagli strascichi del disastro dell’alluvione del 25 ottobre 2011, per dare la visibilità che merita all’abbazia. E i risultati si vedono. Basti pensare, infatti, che sono già stati più di 1.900, nel 2019, i pellegrini in marcia sulla Via Francigena ad essere ospitati nell’ostello dell’abbazia. A questi ne vanno aggiunti un altro migliaio, i quali passano senza pernottare. Numeri in leggera salita rispetto al 2018, a testimoniare l’indubbia vivacità religiosa e culturale che ruota attorno al luogo di culto più caro agli aullesi. Quindi, cosa c’è di meglio che farsi accompagnare alla scoperta dei tesori dell’abbazia e del museo da Boggi stesso? Si scoprirebbe, ad esempio, che è in programma il recupero dell’antica fonte battesimale a immersione, che non viene utilizzata da oltre 300 anni e presto tornerà ad essere fruibile a chiunque voglia fare battezzare il proprio bambino. E poi che, a più di otto anni dall’alluvione, è tornata al suo posto la cassa reliquiario in stucco che conteneva i resti di San Caprasio. La cassa, sigillata intorno all'anno 1050, è tornata nella sistemazione suggerita dal professor Tiziano Mannoni, nell’abside dell’abbazia. Nel 2011, infatti, era stata tolta dopo l’alluvione, e sistemata provvisoriamente nel museo di San Caprasio. Nel frattempo, si sono svolti i lavori di pulizia dell’abside da parte della Soprintendenza, che hanno portato alla luce un mucchio di fango dell’alluvione. E lo scheletro di un uomo, risalente a parecchi secoli fa, a cui venne data una sepoltura privilegiata nel cimitero scoperto sotto l’abbazia. Una persona importante quindi, le cui spoglie sono tornate ad essere visibili nell’abside. Se ci si sposta nel museo poi, ci si imbatte in alcuni splendide lastre di marmo intarsiate, recuperate e fissate al muro. Campeggiano anche i resti di una torre, sulla quale Boggi attende i risultati in merito alla datazione da parte di un laboratorio specializzato a Miami, in Florida. Sistemato anche il giardino esterno, abbellito con le piante presenti nella Bibbia: cipresso, melograno, olivo, fico e vite. Non mancano neppure le piante medicinali aromatiche. Nel chiostro dell’abbazia, inoltre, le testimonianze culturali sono ricche e interessanti, con una sala dedicata alle pietre medievali e l’ultima acquisizione del museo, la statua di un Cristo, donazione dell’artista aullese Alessio Manfredi. Uno scrigno di cose preziose a San Caprasio, per il quale si sono mossi il ministero della Cultura, che ha messo a disposizione 400.000 euro un paio di anni fa; i Lions di Pontremoli, che hanno dato un contributo importante con il recupero degli impianti di riscaldamento, la realizzazione della postazione multimediale nel museo, la pubblicazione di un libro e di un video dedicato alla storia dell’abbazia e del suo museo. «Almeno un milione di euro sono stati impiegati per San Caprasio dall’inizio degli anni 2000 ad oggi», dice Boggi, il quale custodisce con la massima dedizione quel cuore pulsante di Aulla che è il complesso di San Caprasio. —
Gianluca Uberti
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