Gioco
Confindustria: «Le bonifiche devono essere la priorità, inutile e dispendioso cercare gli untori»
Assemblea generale con i sindaci dell’area di costa, firmato un patto di alleanza per promuovere lo sviluppo territoriale
MASSA-CARRARA. Per il presidente di Confindustria Livorno Massa-Carrara Alberto Ricci le bonifiche dei territori inquinati sono una delle quattro priorità per la reindustrializzazione del territorio. Priorità da raggiungere con urgenza ma senza nessuna «caccia all’untore, dispendiosa e soprattutto inefficace». Ricci ne ha parlato durante l'assemblea generale, che si è svolta ieri alla Camera di commercio della Maremma e del Tirreno, dove è stato sottoscritto il patto di alleanza per lo sviluppo dei rispettivi territori tra Confindustria e i Comuni di Carrara, di Collesalvetti, di Livorno, di Massa, di Piombino e di Rosignano Marittimo, per dare concretezza e incisività ai rapporti istituzionali.. Il presidente degli industriali costieri parla del tema ambientale con un approccio significativamente differente da quello portato avanti dai crescenti movimenti ambientalisti che hanno guadagnato la scena nell’ultimo anno. Persino la qualifica di “tema ambientale”, per la questione bonifiche, è avvertita come riduttiva da Ricci.
«Dal 2001 ad oggi - dice di fronte a sindaci e delegati di Confindustria - dei circa settanta Sin (siti d’interesse nazionale, ndr) sparsi in Italia, la bonifica è stata completata in meno del 10% dei siti interessati. La causa principale di questo monumento all’inefficienza va ricercata nell’aver insistito per anni a considerare le bonifiche un problema soltanto ambientale, per riconoscere soltanto recentemente che si tratta in realtà di un tema da catalogare tra le criticità di politica industriale».
Questa presa di coscienza alla quale si riferisce in maniera vaga a Ricci non pare sufficiente. «Naturalmente questo riconoscimento tardivo non ha ancora prodotto quelle modifiche legislative necessarie a porre fine alla situazione attuale, paragonabile ad una sorta di roulette russa, con cui devono confrontarsi le imprese operanti su siti non bonificati, in molti casi tra l’altro inquinati da precedenti attività, nel frattempo cessate o trasferite altrove. Senza una legislazione propositiva e non pregiudizialmente penalizzante, ci sarà sempre bisogno di uno scudo penale, con gli sconquassi che questa dinamica ha comportato a Taranto».
Sulla scorta di questo ragionamento il presidente di Confindustria sposa una linea pragmatista, giudicando inutile il tempo speso a rintracciare gli inquinatori. «L’intento di bonificare le aree inquinate non deve coincidere con la caccia all’untore, dispendiosa e soprattutto inefficace, bensì deve essere un’azione coordinata per garantire la continuità produttiva strettamente connessa alla sostenibilità ambientale. Stiamo assistendo allo smantellamento di uno degli asset principali della produzione industriale nazionale».
E se in questo passaggio della sua relazione il riferimento alla situazione della falda apuana è evidente sebbene non esplicito, Ricci nel seguito del suo discorso farà l’unico riferimento diretto al territorio apuano parlando dell’uso dei finanziamenti. Con un invito a fare squadra rivolto soprattutto agli amministratori. «Fino ad oggi, purtroppo, sulla fascia costiera, pur essendo stati decretati due accordi di programma, a Livorno e a Piombino, per aree di crisi complessa ed un altro a Massa per area di crisi, non siamo riusciti a valorizzarne gli effetti positivi. Un’azione integrata dei comuni direttamente interessati potrebbe generare un modo efficace di progettare gli interventi infrastrutturali ed utilizzare pienamente i diversi canali di finanziamento. La proposta che avanziamo può essere naturalmente integrata e adattata in base alle diverse specificità esistenti sui territori».
Dopo aver sottolineato lo sviluppo positivo che sta avendo l’inserimento dello scalo apuano nel sistema portuale dell’Authority spezzina, il sindaco di Carrara Francesco De Pasquale insiste sulle bonifiche: «Risolverla consentirebbe di restituire all’industria tante aree». Sollecitato dall’economista dell’Irpet Stefano Casini Benvenuti, indica l’esigenza di non limitarsi all’attività estrattiva nel lapideo ma di ampliare il raggio di azione degli investimenti anche agli aspetti della lavorazione («altrimenti si produce ricchezza per pochi»).
Per l’assessore massese Paolo Balloni, presente in rappresentanza del sindaco Francesco Persiani, ben venga un patto fra i territori e le imprese: crisi come Sanac o Oma non possono essere affrontate in modo localistico, serve – afferma – un cambio di passo ma in modo responsabile. Su cosa puntare? «Il rilancio dei territori si fa ricostruendone l’identità ed è importante la sinergia fra le nostre città».
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