Il Tirreno

pontremoli 

Al bar Bellotti si respira la storia E alla guida c’è uno staff di giovani

Riccardo Sordi
Al bar Bellotti si respira la storia E alla guida c’è uno staff di giovani

Il locale di piazza della Repubblica venne fondato nel 1883 Spuntini a km 0, amari “d’autore” e miscele ricercate

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pontremoli. L’entusiasmo lo si respira appena entrati, è quella allegria contagiosa dei giovani che credono in quello che fanno. È questo il messaggio che traspare dall’energia di Nicolò Manenti, a “capo” di una allegra ciurma che governa il Bar Bellotti. Un impegno da far “tremar i polsi e le vene” visto che il Caffè è un pezzo di storia pontremolese, fondato nel lontano 1883 da Antonio Bellotti in una vecchia casa cinquecentesca addossata alla Cortina di Cacciaguerra.

Ma Nicolò e la sua truppa non sembrano essere in soggezione di fronte al peso della storia che qui si respira a pieni polmoni, del resto siamo proprio “all’ombra della Campanone” ed è possibile ammirare resti di muraglie trecentesche ed affreschi d’inizio Novecento. Ma è talmente importante l’opportunità offerta a questa squadra di “ragazzi” pilotata da Nicolò che non c’è tempo ne voglia di farsi intimorire ed anzi proprio in questi giorni si sta per festeggiare, con grande soddisfazione, il primo anniversario dell’attività, infatti la data di partenza di questa avventura è il 7 dicembre 2018.

Ed in questi primi dodici mesi, tra tradizione e fantasia, il Bar Bellotti nuova versione ha fatto gustare bocconcini sfiziosi ed aperitivi della casa, all’impronta di un salto naturale nella novità. Nicolò, infatti, ha deciso di puntare molto sui giovani cercando di promuovere una vitalità tutta nuova aspirando a tornare a riempire la piazza della Repubblica con tanti giovani, offrendo loro il modo di godere al meglio il presente e di riscoprire il loro passato. E il “bere bene” è una delle caratteristiche principali del locale come sottolinea lo stesso Nicolò, «cerchiamo di offrire prodotti di qualità facendo ricerche sui vini e sulle etichette per garantire una ampia e variegata scelta. Sempre con prodotti di livello. Offrendo, assieme ai nostri vini o ai nostri cocktail dei salumi locali di qualità a km 0. Perché il nostro obiettivo è quello di proporre un prodotto di livello andando oltre al semplice bere per il gusto di bere. Ma valorizzando la qualità».

Una filosofia ben recepita ed accolta anche dallo staff composto da otto dipendenti (Silvia, Elena, Cecilia, Valentina, Beatrice, Andrea, Lorenzo e Cristian) «un particolare saluto a Cristian – dice Nicolò – che ha avuto un piccolo incidente. Ti auguriamo buona guarigione e ti aspettiamo presto tra di noi».

Ritornando alla qualità dei prodotti offerti Nicolò ricorda l’attenzione che il suo esercizio ha, ad esempio, per gli amari: «Abbiamo cercato in varie zone e alla fine abbiamo individuato questa produzione di Livorno. Si tratta di un'azienda giovane che si contraddistingue per l'elevata qualità, la particolarità e l'attenzione della sua produzione, secondo la tradizione locale, con l’utilizzo di materie prime di prima qualità, a cui affiancano un lavoro completamente artigianale. Prodotti di alto livello che noi cerchiamo di valorizzare al meglio offrendoli sia nei nostri cocktail che al naturale».

Ma di sicuro al bar Bellotti non si punta solo sull’offerta di alcolici di qualità: altro punto di forza del locale è il caffè. Nicolò tiene a rivendicare anche la qualità della “tazzina” che serve in piazza Repubblica: «Si tratta di una torrefazione storica, la Boasi che mantiene un’importante cura artigianale sul prodotto che le permette di essere un’eccellenza nel settore». Visto che siamo nella piazza ch ospita ogni anno il premio Bancarella, è inevitabile una domanda sul legame tra questa importante iniziativa . «Per il momento non abbiamo ancora creato un rapporto reale. Certamente abbiamo “approfittato” delle tante persone che hanno partecipato alle serate conclusive delle varie edizioni del Premio. Comunque sono convinto che potrebbe essere un matrimonio possibile, unendo la cultura del “bere e mangiare bene” con quella dei libri. Una sinergia che potrebbe funzionare alla grande». —

Riccardo Sordi



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