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La Filanda rivive un’epoca grazie ai “Fili di Juta”

Gianluca Uberti
La Filanda rivive un’epoca grazie ai “Fili di Juta”

Domani i ragazzi della quarta classe della Collodi presenteranno l’album di disegni L’incontro ci sarà alle 10.30, parteciperanno alcuni testimoni diretti di quel mondo 

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AULLA. Chi ha i capelli bianchi ad Aulla e dintorni non può non ricordare lo stabilimento industriale Montecatini, la Filanda, nel quartiere della Ragnaia, che ora non esiste più, essendo stato demolito, ma che ha talmente caratterizzato la storia del quartiere da fare sì che questo venga tuttora chiamato Filanda. Tanti hanno lavorato in quello stabilimento, fino a mille e 500 furono gli occupati, chi come operaio fabbricando sacchi di juta, soprattutto donne, chi come impiegato negli uffici. Per questo, per non dimenticare una storia importante, iniziata nel 1916 e conclusasi a fine anni '80, da un paio di anni è nata l’associazione “Fili di Juta”, che terrà a battesimo l'iniziativa in programma domani, alle ore 10,30, presso la sala multimediale "Walter Tobagi" ad Aulla.

Infatti, in quella occasione verrà presentato l’album di disegni “La fabbrica di ricordi”, realizzato dall’attuale classe 4ªG della scuola primaria "Carlo Collodi" della Ragnaia, di concerto con l’associazione "Fili di Juta", e pubblicato dall’Istituto Storico per la Resistenza Apuana, con il patrocinio di Anmig e Comune di Aulla.

La pubblicazione conclude il percorso storico di ricerca annuale, portato avanti dalla classe, che ha incluso passeggiate nel quartiere, la visita alla mostra sul passato industriale di Aulla, l'utilizzo di juta e rafia, la visione di foto e documenti d’epoca e l'incontro con Teresa Zoccolini, Giovanni Baldi e Luigi Giannini, tre testimoni diretti legati al mondo dello stabilimento Montecatini. Gli studenti restituiranno le testimonianze, gli oggetti, le storie che più li hanno colpiti sotto forma di acquerelli, riconsegnando la memoria di comunità ai cittadini con colori brillanti. Domani mattina verrà anche allestita una piccola esposizione di oggetti provenienti dalle mura del complesso industriale noto come “jutificio”.

«L'idea era quella di sfruttare il fascino che la viva presenza di un protagonista della storia esercita sui piccoli come sui grandi – spiega Melania Sebastiani, presidente dell'associazione "Fili di Juta" – e combinarla con la sorpresa che oggetti desueti come una semplice macchina da scrivere possono esercitare sulle generazioni del mondo contemporaneo, per cercare di fornire loro strumenti del metodo storico. La maestra Debora La Mantia, che ha accolto questo progetto con entusiasmo, è andata oltre, coinvolgendo direttamente anche le famiglie degli studenti e riuscendo a realizzare la narrazione storica in modo trasversale a più discipline. Da parte nostra abbiamo trovato particolarmente stimolante il confronto con i bambini: grazie alla loro partecipazione attiva, abbiamo riscontrato una molteplicità di prospettive sul passato e sul presente, sulla storia nazionale e sulla storia familiare personale, testimonianze rese ancora più plurali dalla dimensione multiculturale delle classi». Ricordiamo che lo "jutificio" trasformò totalmente l'assetto di Aulla, che da polo agricolo divenne industriale, oltre a dare un nuovo nome al quartiere. La Montecatini costruì dapprima un convitto, gestito da suore, che avrà una durata poco più che decennale, poi creò un quartiere di case operaie. Organizzò veglioni, viaggi premio, dispensò bonus di produzione, regali per i neonati e medaglie di merito al lavoro. Attorno alla fabbrica nacquero negozi, una chiesa, una scuola. Per colpa della fabbrica, qualcuno morì. Oggi di tutto questo mondo non rimane più nulla, poiché lo stabilimento fu demolito all'inizio degli anni 2000. —

Gianluca Uberti

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di Redazione web