Sicurezza
«Ci dissero: o fante venite c’è da fermare i tedeschi»
Cesarina Tosi, 93 anni, ricorda una giornata storica della Resistenza di Carrara «Mi arrampicai su una grondaia, Giorgio lo vedevo da lontano: non avevo paura»
MASSA. «Cesarina aveva diciotto anni. La vedevo da lontano, arrampicata su una grondaia. Avrei voluto urlarle: “Scendi giù o matta, quelli ti sparano”. E invece dovevo fare finta di nulla perché i tedeschi avrebbero sparato anche a me». Cesarina è all’anagrafe Cesira Tosi, e di anni oggi ne ha 93. L’uomo che la guardava da lontano, arrampicata su una grondaia il 7 luglio del 1944, è il marito, il partigiano Giorgio Mori, 96 anni portati con la fierezza di un ragazzino.
La loro è una storia di resistenza, di ideali, di dignità. Ma è, soprattutto, una storia di amore: un amore che non conosceva telefonate, messaggi, lettere, nemmeno fotografie. Un amore fatto di baci rubati, fra gli ulivi di Miseglia, con il mitra sul fianco sempre pronto, per la paura dei tedeschi. Un amore di altri tempi, che va avanti da 71 anni. E che vive ancora negli occhi, negli sguardi di questa coppia davvero speciale. Cesarina è l’ultima sopravvissuta delle donne del 7 luglio, quelle che, nel 1944, non ebbero paura ad affrontare i tedeschi per impedire loro il rastrellamento della città. Oggi, seduta al tavolo della cucina, con accanto il suo Giorgio, quella giornata Cesarina la racconta così.
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«Noi ragazze eravamo in piazzetta delle Erbe– ricorda – Ci fu un passaparola; “O fante tocca andare davanti al comando dei tedeschi, vogliono portare via la nostra gente”. Non ci fu davvero bisogno di altro: ci muovemmo insieme. Senza parlare più. Io mi sono arrampicata su una grondaia, sulla chiesa del Carmine, Giorgio lo vedevo da lontano, vestito da spazzino, con gli altri partigiani, si nascondevano dai tedeschi».
Quel giorno di 75 anni fa Cesarina insieme alle donne di Carrara difese la propria città. Un ricordo che rimane indelebile, ancora oggi. «Quando, il 7 luglio fanno le commemorazioni la prima cosa che penso è: oddio come siamo diventati vecchi! Ma se potessi tornare indietro rifarei tutto come prima. Se ci penso mi sento ancora scorrere l’energia nelle vene». Il 7 luglio del 1944 Cesarina e Giorgio Mori non stavano ancora insieme.
«Ci bazzicavamo un po’ fuori – racconta lei – Io all’epoca ero corteggiatissima, avevo tanti pretendenti, gente ricca, gente che aveva le cave. Alla fine ho scelto Giorgio».
«Ho dovuto spuntarla su tanti altri rivali – sorride ancora oggi Mori – Ma era la ragazza più bella che avessi mai visto. Quando ci siamo messi insieme ci vedevamo di giorno, fra gli ulivi a Miseglia. Ricordo che una mattina il Pipa Andrei (Carlo Andrei uno dei partigiani o che visse insieme a Giorgio Mori la Resistenza carrarese e della città ne divenne anche sindaco) venne su con una macchina. Noi non avevamo mezzi, se si sentiva un rombo bisogna spianare le armi, perché di solito erano i tedeschi. Ero con Cesarina, uscii fuori dal bosco con il mitra: il Pipa se la fece sotto».
Baci, mitra e, soprattutto tanti sacrifici: questa la storia di Giorgio e Cesarina.
«Di quel tempo ricordo ancora la fame – racconta Cesarina – Mia madre partiva con le lenzuola per darle alle parmigiane in cambio della farina. Mi alzavo di notte per farmi la polenta con la crusca: non si buttava via nulla». Poi indica una fotografia in bianco e nero, lei, una ragazza piena di vita con un cappotto scuro e gli scarponcini stringati ai piedi. «Quella era una coperta – sorride – Mia madre la tinse di nero e mi fece quel cappotto. Le scarpe vengono da un pezzo di pelle che mio zio portò da Pescia».
Anche il vestito da sposa, nel 1948, dopo la guerra, a Cesarina lo cucì la madre.
«Ci sposammo nella chiesa di Grazzano, facemmo un pranzo in casa, al Caffaggio, e cucinammo tutto noi – continua – Allora usava così non ci si poteva permettere nemmeno il fotografo».
Per Cesarina e Giorgio, dopo gli anni della guerra e della Resistenza, le difficoltà non erano ancora finite.
«Giorgio venne licenziato dalla Montecatini – ricorda la moglie – Dovemmo decidere se andare in Australia o in Belgio, decidemmo per la seconda destinazione. Partimmo con nostro figlio, Maurizio (che oggi ha 71 anni), di pochi mesi. Rimanemmo lì per sedici anni: Giorgio lavorava in miniera».
Poi il ritorno a casa, a Carrara dove Cesarina e Giorgio stanno invecchiando insieme. «Ho vissuto con la serenità di avere fatto qualcosa di buono - dice lui - Ho lottato sì per me, ma anche per gli altri. Abbiamo messo in palio la nostra vita, non quella degli altri, e lo abbiamo fatto per quello in cui credevamo. Abbiamo fatto quello che dovevamo fare.». —
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