Il Tirreno

Studenti-professori per contrastare la violenza sulle donne

Riccardo Sordi

Al progetto dell’Unione cattolica insegnanti partecipa il “Belmesseri” di Pontremoli 

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il progetto

Entra nel vivo il Progetto “Si-Cura… Mente Donna”, curato dall’Unione Cattolica Insegnanti, (Uciim) e finanziato dal Dipartimento pari opportunità della presidenza del consiglio. I cinque comitati, sotto la supervisione della presidente dell’Uciim, Rosalba Candela, il tecnico scientifico, l’informatico, della comunicazione, del monitoraggio e valutazione, i coordinatori regionali e il personale di segreteria e amministrativo, hanno messo a punto le strategie e i prossimi passaggi che vedranno coinvolte 36 scuole. Nove le regioni coinvolte (Calabria, Campania, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Puglia, Sicilia e Toscana) e quattro le scuole per ogni regione: due delle medie e due delle superiori. E tra i protagonisti di questa iniziativa c’è anche Pontremoli: il “Belmesseri – Pacinotti” sarà l’istituto capofila della nostra regione che oltre al capoluogo lunigianese vedrà coinvolti anche istituti di Volterra, Massa e Marina di Carrara. Ad illustrare il progetto è stata Chiara Di Prima (coordinatrice nazionale dell’iniziativa) in un incontro che si è tenuto all’interno del “Belmesseri – Pacinotti”, alla presenza del sindaco (e preside) Lucia Baracchini, di Pierangelo Coltelli (consigliere nazionale Uciim ed ex dirigente scolastico in Lunigiana), delle docenti e di alcuni ragazzi che saranno i veri protagonisti. Loro sono chiamati a diffondere il messaggio di prevenzione e contrasto alla violenza sulle donne tramite il superamento del pregiudizio legato allo stereotipo di genere e la conoscenza e sensibilizzazione delle diverse forme di violenza di genere. Il 25 novembre si è tenuto a Roma il lancio promozionale dell’iniziativa. Saranno coinvolte otto classi, due per ogni istituto, per circa 80 studenti (assieme ai loro tutor, due per ogni scuola) che parteciperanno ad un campus, una giornata in cui verranno realizzati laboratori di narrazione, cineforum, elaborazione di cortometraggi, poster e spot pubblicitari, laboratori sportivi. Il tutto per sensibilizzare i ragazzi verso il tema della violenza sulle donne e coinvolgerli per far partire dalla scuola il cambiamento culturale in termini di prevenzione e attenzione. Gli alunni che hanno partecipato saranno chiamati a diventare docenti, con il metodo della “peer Education” ovvero vengono scelti (e formati) per svolgere il ruolo di educatore nei confronti degli altri membri dai quali, però, sono percepiti come loro simili. «Ed è molto importante – ha sottolineato Di Prima – perché si crea una dinamica interna nei ragazzi». Alla fine del percorso, che si svolgerà durante le ore di lezione e nell’arco dell’anno scolastico, tutte le classi dell’istituto saranno state formate dai loro stessi compagni. Con una consapevolezza sulla prevenzione e lotta alla violenza di genere, che si dovrebbe quindi allargare dagli 80 studenti iniziali sino a toccare un migliaio circa di alunni. E i professori? «Avranno il compito di fare una sorta di cabina di regia – ha spiegato Di Prima – ma è fondamentale che siano i ragazzi i veri protagonisti di questo progetto». —

Riccardo Sordi

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