Italia
Sfregio a Sophia e alla panchina, «Atti gravi. Non una casualità»
Arpa l’associazione che gestisce il centro antiviolenza Duna parla di urgenza in città: «Da gennaio 120 donne ci hanno chiesto aiuto»
massa. Prima “Sophia”, la statua a ricordo di Cristina Biagi e di tutte le donne vittime di femminicidio, poi la panchina rossa in piazza Garibaldi. Per le donne dell’associazione Arpa che gestisce il centro anti-violenza Duna tutt’altro che pura casualità: «Noi pensiamo - scrivono - che siano atti violenti non casuali. Il 24 novembre, alla vigilia della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, viene divelta Sophia, il 30 novembre viene distrutta la panchina rossa realizzata dalle e dagli studenti dell’istituto Palma. Vi sembra possibile che nella settimana della giornata internazionale contro la violenza sulle donne vengano colpiti gli unici due simboli cittadini dedicati al tema? Per noi no. Non lo accettiamo, crediamo sia urgente agire su prevenzione e cultura. Massa dimostra una deriva pericolosa, sempre più donne chiedono aiuto al nostro Centro Antiviolenza Duna: da gennaio ad oggi sono 102 e la casa rifugio è sempre occupata. Nelle scuole, dove organizziamo momenti formativi, si riscontra una visione barbara delle relazioni, la donna è vista dai più come oggetto di possesso e ciò viene confermato dai dati Istat da cui emerge che per un/a cittadino/a italiano/a su 4 lo stupro dipende da come la donna si veste». Arpa lancia un appello: «Riteniamo che ciascuna e ciascuno si debba fare carico del problema. Vedete un ragazzo fare un atto violento contro cose o persone? Fermatelo, provate a parlarci e se le parole sembrano inutili, chiamate chi di dovere. Sentite urla nella casa vicina? Trovate il modo di parlare con quella donna, datele il numero del Centro Antiviolenza, e se la situazione vi sembra grave chiamate le forze dell’ordine. Siete insegnanti e nelle vostre classi emergono atteggiamenti sessisti? Fermate ogni programma scolastico e offrite momenti di riflessione. Siete allenatori/trici? Organizzate momenti dedicati al rispetto dell’altra/o. Ognuna ed ognuno - continua Arpa - può e deve fare qualcosa, è responsabilità collettiva, è creare una società migliore, dare speranza alle nostre figlie, che non subiscano mai, e ai nostri figli, che rifiutino la violenza e imparino ad amarsi ed amare». —
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