Gioco
L’odissea per salvare Fido di una turista americana
Lettera a Il Tirreno di Claudia Franzosi, che elogia il lavoro e la perseveranza delle forze dell’ordine per rintracciare i proprietari di un cane abbandonato
lunigiana. Una turista italo-americana scrive a Il Tirreno una lettera aperta per elogiare il lavoro delle forze dell’ordine ed esprimere il proprio dispiacere e disprezzo per come qualcuno può trattare dei cani, denutriti, soli e abbandonati. “È ormai troppo tempo che manco dall’Italia: 30 anni, una vita. Sentendo il richiamo in patria, mi sono messa a cercare casa nella Toscana del nord. Questa è una della tante storie tristi italiane, ma con il finale felice come nei film americani, la mia patria adottiva. In America si vive bene, comodi, e le cose funzionano. Non abbandonerei gli Usa se non fosse che i genitori in Italia invecchiano e voglio stare a loro vicini”, inizia Claudia Franzosi. Che prosegue: “Nel paesaggio idilliaco della Lunigiana ho trovato un orrore: due cani legati a una corda, abbandonati alle intemperie, in condizioni di salute deplorevoli, in una casa rudere in vendita. L’agente immobiliare che mi ha dato un passaggio fino alla casa mi ha detto che era lui a dare loro da mangiare ogni tanto. Cari italiani, molti di voi adorano i cani, ma forse ne conoscete altri nella stessa sorte. È responsabilità di ognuno di noi fare il possibile per correggere i soprusi e prendere posizione per quelli che non hanno voce. Il non dire e fare niente non vi giustifica, anzi vi rende complici del male”. Ecco come la donna li ha salvati: “La casa in vendita era ideale per me, e avrei pensato di comprarla. Eppure ero turbatissima dal sapere come i proprietari trattano i cani, degli oggetti di consuma e senza sentimenti. Non sapevo da che parte iniziare per aiutarli. Avevo scarso internet e pochi minuti per utilizzare un telefono con scheda temporanea. Non avevo neanche l’indirizzo preciso del luogo. Appena ho potuto ho contattato la Lega del Cane, che mi ha indirizzato al 112, poi ai carabinieri di Pontremoli. Dopo varie ore di ricerca e una telefonata più confusa dell’altra, una decina di email a vari indirizzi che mi venivano forniti da questo e quello, sono approdata ai carabinieri forestali. Certo, era facile scoraggiarsi e arrabbiarsi dal percorso arzigogolato davanti a me, ma mantenevo saldi in me gli occhi di Fido, il cane tra i due che stava peggio”. Ecco come si conclude questa storia: “I carabinieri hanno trovato un indirizzo sbagliato, scoprendo e salvando un altro cane bianco in condizioni pietose, appartenente ad una famiglia con lo stesso cognome. Se io non li avessi richiamati si sarebbero fermati lì, pensando di avere concluso le indagini. Invece hanno continuato a mobilitarsi fino a trovare l’indirizzo giusto. Mi ricordo che da piccola giravano molte barzellette sui carabinieri in Italia, e immagino anche adesso. Eppure io ho pensato a quegli uomini e donne come eroi in divisa, cercando un ago in un pagliaio tra le colline della Lunigiana, fino a trovare la casa, la località, e salvare Fido”. Conclude Claudia Franzosi: “È stata una vacanza scomoda e stressante, perchè quel poco che è stato fatto nasconde probabilmente altre decine, centinaia, migliaia di cani legati a catene, abbandonati a se stessi nelle campagne italiane e oltre. Come diceva Eistein: ‘Il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che compiono azioni malvagie, ma per quelli che osservano senza fare nulla’”. —
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