Il Tirreno

L’opera ritrovata 

Dopo 581 anni il trittico Ringli torna a casa ad Avenza

Alessandra Poggi
Dopo 581 anni il trittico Ringli torna a casa ad Avenza

Emozione palpabile nella parrocchia di San Pietro dove è stata riposizionata l’opera del 1438 grazie a una super colletta lanciata da don Marino con i fedeli

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CARRARA. Un turista scatta una fotografia alla torre di Castruccio: passa un residente e gli chiede se vuole informazioni.

Un incontro casuale che ha riportato a casa dopo ben 581 anni il trittico Ringli, opera del 1438 di un grande artista fiorentino. Dopo tanta attesa ieri mattina alle 11 e 51 in punto è arrivato a destinazione (era partito da Milano), e tra rintocchi di campane a festa è stato posizionato nella chiesa di San Pietro Apostolo di Avenza, da dove era stato rubato pochi anni dopo la sua collocazione.

E tutto questo grazie alla tenacia e alla super colletta (tra i fedeli e altri benefattori) da 160mila euro lanciata con successo da don Marino Navalesi.

Un caso quasi unico, questo del trittico perduto e ritrovato e riportato nella sua sede originaria: una parete della chiesa di San Pietro Apostolo. A proteggere il trittico ora ci penserà un potente sistema di allarme di ultima generazione, già attivo fin dal suo arrivo.

Una storia a lieto fine nata solo per caso, dall’incontro tra un turista e un passante. Ma non un passante qualunque, bensì, uno storico di tradizioni locali e avenzino doc come Pietro Di Pierro.

È passato circa un anno da quando Di Pierro vede un turista che sta scattando fotografie alla Torre di Castruccio e gli chiede se ha bisogno di informazioni. Quell’uomo era Matteo Salomon, il famoso gallerista e collezionista milanese arrivato ad Avenza proprio per cercare di ricostruire la storia di questo capolavoro. Emozionato don Marino ha detto: “l’attesa è finita il trittico è finalmente a casa pronto per la grande festa di sabato e domenica” . Mentre per l’avvocato Elisabetta Borri: «La cosa più significativa del dipinto – ha detto – sono gli occhi. Chissà quante cose hanno visto in tutti questi secoli» .

La storia

Il trittico prende il nome dal suo committente, il capitano di ventura Peter von Johanns Ringli, un mercenario svizzero che prestò servizio nella fortezza di Avenza tra il 1437 e il 1441, quando Francesco Sforza era comandante delle milizie della Repubblica Fiorentina. Per ingraziarsi la chiesa locale di San Pietro, il Ringli commissiono al famoso maestro Sant’Ivo di Firenze (l’attribuzione è dello storico Federico Zeri) proprio questo trittico, che pochi anni dopo venne rubato e se ne persero le tracce. Secondo le ricostruzioni storiche alla fine del 1880 è a Genova, dove il Banco Popolare (proprietario dall’opera) lo mette all’asta, dividendolo in tre parti per venderlo meglio.

Lo acquista Hanns Teichert un collezionista tedesco e lo porta in America a Chicago, dove si era trasferito per lavoro. Per poi tornare in Europa negli anni’20, dopo che la vedova Teichert lo mette nuovamente sul mercato. Nel 2018 Matteo Salomon lo acquista durante un’asta da Christie’s a Londra. Lo riporta in Italia e lo fa restaurare e riassemblare in un pezzo unico.

Il resto è storia nota. Il dipinto, raffigura San Pietro, Sant’Antonio Abate e Santa Maria Maddalena.

ÉTre personaggi che secondo Pietro di Pierro: rappresentano tre personaggi dell’epoca, o meglio è come se fosse una fotografia” . Altro non riusciamo a scucirli, ma assicura che lo svelerà durante il suo intervento nel fine settimana. Insomma, una bella storia a lieto fine che dimostra quando don Marino e i suoi parrocchiani tengano al territorio e alle tradizioni, ma anche un valore aggiunto per tutto il nostro territorio.

la festa

Per approfondire e rendere nota la storia del dipinto è stata organizzata una due giorni di festeggiamenti, in programma per domani e domenica intitolata “Il trittico Ringli ritorna nella sua chiesa”.

Una festa che vedrà una comunità, una parrocchia, unite per festeggiare quello che sembra davvero un piccolo miracolo.

Tra i vari ospiti tra ed esperti, saranno presenti anche il cardinale Angelo Comastri, vicario del Papa per la città di Vaticano e arciprete della Basilica di San Pietro, e il cardinale Salvatore De Giorgi arcivescovo emerito di Palermo. —


 

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