Il Tirreno

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Alla Casa del Caffè la “gran miscela” tra torrefazione e allestimenti d’arte

Irene Rubino
Alla Casa del Caffè la “gran miscela” tra torrefazione e allestimenti d’arte

Il locale di via Verdi di Riccardo Mazzei, ospitato nella storica Casa Bienaimè, è anche tappa “fissa” degli attori del Garibaldi

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Carrara. Casa del Caffè, arte e miscele di qualità: è questa la formula vincente alla base del successo del noto caffè di via Verdi gestito da Riccardo Mazzei, aperto in questa sede dal 2014.

Il segreto del bar di via Verdi è la torrefazione dei chcchi in loco: «Prendiamo il caffè crudo direttamente da Trieste, il porto italiano del caffè in arrivo da tutto il mondo – illustra Mazzei – e poi siamo noi a comporre le miscele: ne abbiamo ben sei diverse, più una miscela di decaffeinato cui la caffeina viene tolta con il vapore, senza procedimenti chimici, quindi senza timore che faccia male al fegato». I nomi delle miscele della Casa del Caffè hanno un tocco di poesia e di sottile ironia: “Nero come il diavolo”, “Caldo come l’inferno”, “Puro come un angelo”, “Dolce come l’amore”, “Gran miscela Carrara”, “Miscela bar pignolissimo”. Insomma ce n’è per tutti i gusti. Ma il pezzo forte è la miscela “Gran riserva”: «La creiamo mescolando cinque tipi di arabiche diverse che poi rappresentano il cru delle arabiche, il non plus ultra», spiega Riccardo.

Il caffè viene tostato nel punto vendita di via Pacinotti a Massa e venduto sia all’ingrosso, prevalentemente ad altri bar o attività commerciali, sia al dettaglio. Il bar è ben curato anche nell’arredamento dall'aspetto rustico accogliente, offre colazioni al mattino e aperitivi al pomeriggio, accompagnati da una selezione di prosecchi, champagne e vini rossi. Oltre al caffè, la seconda grande protagonista del bar è l’arte: «Ospitiamo spesso mostre di artisti che gravitano nella zona, secondo l’auspicio che via Verdi si trasformi presto nella via dell’arte che dovrebbe essere», afferma Mazzei.

In questo periodo la Casa del caffè ospita, il vernissage c’è stato il 19 ottobre scorso, la mostra “Le Paladine” di Enrica Pizzicori, artista pratese, classe '76, specializzata in illustrazioni per l’infanzia e pittura a carattere illustrativo. Ha studiato affresco presso la scuola “L.Tintori” di Prato, decorazione all’Accademia di Belle Arti di Carrara e Pittura alla “Facultad de Bellas Artes” di Salamanca. Ha frequentato i corsi di illustrazione di Sarmede (Treviso) condotti da A. Cimatoribus, S. Junakovjic, e da Linda Wolfsgruber; e quelli di Macerata condotti da V. Kostantinov. Ha ferquentato i corsi di formazione per operatori di Artebambini. Ha collaborato per la pubblicazione di libri con Edizioni Clandestine, Edizioni Campanila , Edizioni Eldec, Edizoni Edigiò, Prospettiva Creativa. Nel 2002 ha fondato l’Associazione culturale “Nouvelle Lune” con la quale porta spettacoli di teatro di strada e teatro ragazzi nelle piazze italiane ed estere. Ma non è un episodio: la Casa del caffè ha ospitato anche gli allestimenti di molti altri artisti che gravitano nel nostro territorio: ad esempio la scultrice tedesca trapiantata a Carrara Stefanie Oberneder, nota per le sue "uova" scolpite nel marmo e l'attenzione al femminile; la toscana Natalia Caprili, pittrice, ma anche cantante, attrice e fisarmonicista, che per le sue opere materiche e le sue performance musicali trae ispirazioni dai suoi viaggi in giro per il mondo; e il carrarese doc Luca Poli, scultore diplomato all’Accademia di Belle arti cittadina e con studio a Genova.

L'arte è presente nella Casa del caffè in tutte le sue forme: il bar è una tappa obbligata per gli attori teatrali che portano i loro spettacoli a Carrara, come la celebre Ottavia Piccolo. E a tal proposito merita una menzione anche l'edificio che ospita il locale, la storica casa Bienaimé. Qui gli scultori Pietro Antonio e Luigi Bienaimé a cavallo tra Sette e Ottocento collaborarono a lungo con Bertel Thorvaldsen declinando nelle loro opere gli stilemi tipici del maestro danese. La casa di Pietro Antonio è oggi monumento nazionale per le formelle in terracotta che ne adornano la facciata, eseguite dai Bienaimé su modello di Thorvaldsen. I pavimenti sono trecenteschi. L'edificio in passato ha ospitato un convento.

Irene Rubino

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