Sicurezza
Piano cave: “estraibili” 13 milioni di tonnellate
Presentati i Pabe per i bacini massesi, i sette siti riaperti perché “serviti da strade e con giacimenti interessanti”
MASSA. La loro stesura è costata circa 146 mila euro. Ma la notizia non riguarda direttamente la spesa sostenuta per redigere i Pabe, Piani attuativi dei bacini estrattivi (che comunque saranno finanziati al 100% dalla collettività). I numeri su cui è impossibile non soffermarsi riguardano in la quantità di marmo che potrà essere estratta nei prossimi anni dalle cave dei bacini massesi:a di circa 3 milioni e 355mila metri cubi di marmo. Qualcosa come 13 milioni di tonnellate di "oro bianco". In realtà il dato è ancora più alto: se si conta anche il marmo estraibile precedentemente autorizzato, i totalesi aggira attorno ai 4 milioni e 675mila metri cubi che dalle Alpi Apuane scenderanno in blocchi, o detriti, per andare in lungo e largo nel mondo. Da oggi e per i prossimi vent'anni.
Sette cave verranno riaperte e tre di queste sono già oggetto di un esposto alla Corte dei Conti presentato dagli ambientalisti. «Ci vuole cautela nelle nuove riaperture - interviene il presidente della commissione urbanistica, Luca Guadagnucci – soprattutto se i blocchi vengono esportati in Cina. Servono misure eco-sostenibili anche se l'impatto zero non ci può essere, ma la trasformazione deve avvenire in loco, così da far funzionare i laboratori del territorio».
In commissione urbanistica sono state distribuite le slide elaborate dai tecnici del centro di Geotecnologia dell'Università di Siena, a cui l'amministrazione comunale riconoscerà circa 146 mila euro (16 mila euro per ogni bacino esaminato) per aver prodotto i Pabe, i piani attuativi che hanno il compito di individuare e stabilire i siti estrattivi presenti nel comune di Massa. I Pabe indicano sostanzialmente quanto marmo potrà essere estratto, dove si potrà scavarlo e come si dovrà scavare. Il 50,6% del volume massimo scavabile interessa cave a cielo aperto, il 49,4% riguarda invece una serie di cave sotterranee. Per quanto riguarda le nuove riaperture delle cave Capriolo, Rocchetta – Saineto, Puntello Bore, Mucchietto, Carpano di Sotto, Piastramarina e Cresta degli amari, sono stati stabiliti come volumi massimi scavabili circa 60 mila metri cubi di massa marmorea ciascuna cava. Sono state scelte in quanto cave servite da strade, di piccole e medie dimensioni, con giacimenti qualitativamente interessanti e che riguardano prevalentemente estrazioni in sottosuolo.
«La trasformazione deve avvenire il più possibile in loco - continua Guadagnucci - La ricaduta sul territorio non interessa solo le maestranze occupate in cava, che poi sono poche. Devono far lavorare i laboratori in città. Deve essere un passaggio fondamentale presente sia nei Pabe, che nel regolamento degli agri marmiferi. Ciò su cui i Pabe possono fare poco è l'attenzione che ci deve essere in questo ambito affinché non ci siano concentrazioni di potere economico in mano a poche persone». —
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