Italia
Giuntoni: per i turisti è imprescindibile vedere l’escavazione alle cave in diretta
La guida turistica da anni sale ogni giorno sulle Apuane. «Tutti conoscono il marmo di Carrara, ma pochi sanno dove si trovi, per rendere la città meta internazionale del turismo occorre rendere visibile la sua indiscussa unicità»
A Gabriele Giuntoni, guida turistica che ogni giorno sale sulle nostre Apuane accompagnando turisti di tutto il mondo, abbiamo fatto alcune domande sul momento del pianeta marmo.
Le cave al centro dell’attenzione: dal film Antropocene al documentario di Yann Le Gleau, dal servizio della tv Svizzera ai due film su Michelangelo e altro ancora. Questa attenzione si sta traducendo in afflusso turistico?
«Mi permetto di inserire nell’elenco dei film/documentari "Il Capo" di Yuri Ancarani che, quasi quotidianamente, mi viene citato dai clienti in visita alle cave: ha avuto una visibilità ed un gradimento a livello mondiale che, a Carrara, nemmeno ci si immagina. Detto ciò... il numero di persone in visita alle cave è, da anni, in costante ed esponenziale aumento. Molti operatori del settore estrattivo hanno radicalmente mutato la loro percezione nei confronti dei "turisti nelle cave"; questa opportunità sta stimolando un numero sempre crescente di tour operatore internazionali ad inserire nei loro programmi la visita (guidata o meno) delle cave. Questo può aver contribuito a destare l’interesse di registi e documentaristi che, a loro volta, amplificano la visibilità e l’attrattività del nostro territorio creando una positiva spirale evolutiva. Chi visita le cave, chiaramente, le vede e le interpreta col suo personale linguaggio: alcuni decidono di averne una visione romantica e, forse, edulcorata, immaginando Michelangelo che completa il suo cammino artistico scoprendo il marmo. Altri ingigantiscono, per contro, l’aspetto distruttivo legato all’escavazione creando una sorta di "disaster movie". Chi va al cinema (a Carrara??? non facile!) può scegliere tra un film della Disney od uno del filone catastrofico, è una sua scelta personale ed assolutamente condivisibile. Chi escava marmo, quindi, è Cenerentola o Godzilla? Beh, forse Cenerentola di notte naviga nel dark web e Godzilla, parlandoci, magari si rivela buddista convinto. Quello che è certo è che i nostri clienti, i "turisti", ci dicono quotidianamente che vedere in diretta l’escavazione del marmo è imprescindibile per la piacevolezza della loro esperienza, è un unicum a livello mondiale, un marchio che in altri territori verrebbe magnificato e non costantemente messo in discussione».
Cosa manca alle cave per diventare meta internazionale?
«Come ho già avuto modo di affermare in altre occasioni, chi pensa ad un’auto di lusso dice Ferrari, chi immagina un brindisi per un momento da celebrare dice Champagne e se pensa al rivestimento del bagno di lusso che ha sempre sognato dice Marmo di Carrara. Indipendentemente dal fatto che ami lo champagne o preferisca un’auto elettrica che non inquini. Carrara è, indiscutibilmente, una destinazione turistica conosciuta ed appetibile, e la quotidiana frequentazione di turisti di qualunque nazionalità immaginabile me ne da costantemente conferma. La cosa che manca è la visibilità di Carrara nel mare magno dell’offerta turistica toscana ed italiana. Mi spiego meglio, tutti conoscono il marmo di Carrara ma pochi sanno dove si trova Carrara e quale sia la sua valenza e la sua fruibilità. Pietrasanta si è costruita negli anni l’immagine, in parte non esattamente reale, della città della scultura, la "piccola Atene della Versilia". Centinaia di agenzie di viaggio (italiane e straniere) mi chiedono con regolarità di poter visitare le cave di Carrara ed i laboratori di scultura di Pietrasanta (??) e rimangono basite quando spiego loro che la Scultura moderna è nata a Carrara molto prima che i Medici cercassero una soluzione alternativa. Pietrasanta si è cercata un’identità precisa, un’unicità facilmente riconoscibile e vendibile e non è importante che a Carrara ci siano 5 volte più studi di scultura che a Pietrasanta: Botero, Vangi, Theimer e Mitoraj sono là. Qualcuno riesce a spiegarmi l’unicità, la tipicità di Forte dei Marmi? Gli stessi negozi ed alberghi di pari livello si trovano in tutto il mondo ma "il Forte" si è scelto ed ha creduto in una sua identità, l’ha pubblicizzata e perseguita con fierezza (e pochi si ricordano che nasce come luogo di diletto per i gerarchi fascisti negli anni ’30). Cosa manca a Carrara per diventare meta internazionale? Credere e rendere visibile la sua indiscussa unicità, divulgare il messaggio che tutti gli abitanti di Carrara, direttamente o no, che a loro piaccia o meno sono indissolubilmente legati alla storia umile e bimillenaria delle sue cave. Leggere su siti pubblici locali slogan pubblicitari come "Carrara non è solo il marmo" non solo è un’aberrazione ed un falso storico ma, soprattutto, un’incredibile autorete a livello di marketing turistico».
Lei gira tutti i giorni alle cave da anni: si vede o no escavazione selvaggia? In altre parole, c’è il cosiddetto Far West?
«Le frasi fatte, i luoghi comuni, le "fake news" sono difficili da combattere ma mi offro di portare gratuitamente nelle cave tutti coloro che, seduti al bar in via Roma, dicono sciocchezze senza mai essere stati nelle cave (quantomeno negli ultimi 10 anni). I clienti statunitensi e tedeschi, molto più abituati a giudicare dall’alto anziché cercare di comprendere realtà diverse dalle loro, rimangono letteralmente sbalorditi dal fatto che non si usino esplosivi, che ci sia un’attenzione maniacale da parte dei cavatori nello sfruttare al meglio il giacimento marmifero. In ogni singola cava (ed i turisti lo notano) ci sono filtri per le acque, contenitori per la raccolta differenziata, le dotazioni di sicurezza per i lavoratori ed i macchinari sono perfette e visibili ed i controlli Asl, Arpat etc. sono quasi quotidiani. C’è il Far West alle cave? Da almeno 10 anni non lo vedo, nelle cave. Lo noto, viceversa, sulle strade che riforniscono una multinazionale che è riuscita a far passare il concetto (risparmiando milioni di tassa marmi) che la polvere di marmo sia un lavorato (?!) da tassare con tariffe agevolate. Lo sfruttamento, quasi da terzo mondo, dei camionisti costretti ad effettuare 6/7 viaggi al giorno per coprire le spese ed avere un minimo di guadagno. La necessità di percorrere le gallerie della vecchia marmifera in contromano per guadagnare 2 minuti di viaggio prima che il frantoio chiuda. Questo è Abilene (città del Texas, ndc), ma non viene notato o stigmatizzato e, va sottolineato, nessun operatore del settore estrattivo ha interesse a produrre detriti perché quelli, checché se ne dica, portano guadagno ad altri e non a chi li produce».
Un consiglio che daresti all’amministrazione?
«Non sono un amministratore e sarebbe troppo facile per me parlare stando al di qua della barricata, senza conoscere le difficoltà, i vincoli con i quali un’Amministrazione si trova a combattere tutti igiorni però... ascoltare maggiormente e senza pregiudizi tutte le voci della città, uscire dal proprio ufficio e vedere con i propri occhi la realtà produttiva e sociale, non soggiacere all’autocelebrazione ed al suadente pensiero che l’onestà, la capacità operativa, l’impegno e la sofferenza quotidiana siano appannaggio esclusivo di un determinato colore politico o di una classe sociale... beh, questo potrebbe essere un buon inizio».
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