Sicurezza
La perseguita e la picchia, il giudice lo allontana da lei
L’uomo non accettava la fine della relazione: le ha fatto anche perdere il lavoroLa donna, aiutata dal centro antiviolenza, ha denunciato l’ex compagno alla Polizia
MASSA. Il giudice ha deciso: quell’uomo non può avvicinarsi a lei. L’ha perseguitata, le ha reso impossibile la vita, adesso per lui è scattata la misura cautelare. A tutela di quella donna che ha subito violenze fisiche e psicologiche. . La loro relazione è finita e lui pretende, invece, che quella relazione continui. Una pretesa che esercita in ogni modo. E per lei la vita si fa insostenibile.
Lui la umilia, la offende. Non soltanto quando sono soli, ma sempre più spesso in pubblico. Davanti a tutti. Violenza psicologica continua, la pretesa di riaprire la relazione, la volontà di farla sentire piccola piccola, debole, inutile, di costringerla ad uno stato psicologico tale da “immobilizzarla”, da renderle impossibile la scelta. Da bloccarla.
Violenza psicologica cui si aggiunge quella fisica: comportamenti aggressioni, botte. Lei, una donna dell’est Europa residente in città, non ce la fa più. Ma si sente in scacco, si chiede come possa sottrarsi a quella violenza continua, a quella vera e propria persecuzione. Poi trova la forza e si rivolge alla polizia: denuncia i comportamenti aggressivi dell’uomo, un italiano che vive nella zona, racconta che lui la costringe a sostenere situazioni di disagio e imbarazzo. Confida di vivere una profonda prostrazione psicologica.
Lui le rovina la vita, la perseguita, la segue, la umilia, le fa male, dovunque. È a causa dei comportamenti aggressivi di quell’uomo che lei ha perso il lavoro e si trova a non avere neppure un reddito.
La donna chiede aiuto ad un centro antiviolenza, ricostruisce la sua situazione, descrive comportamenti e atteggiamenti dell’uomo. E le operatrici l’aiutano ad acquisire consapevolezza: vede con chiarezza la gravità di ciò che le sta accadendo, l’inferno delle violenze fisiche e psicologiche subite dal proprio uomo, incapace di affrontare i problemi propri e quelli di coppia se non attraverso l’uso sistematico della violenza.
E se nelle operatrici del centro antiviolenza la donna trova un supporto psicologico e di ascolto, trova la possibilità di un percorso che la porti fuori da quell’inferno, gli uomini della squadra mobile mettono una tessera accanto all’altra, portano avanti un’attività investigativa, ricostruiscono dettagli e racconti. E da quella ricostruzione il quadro di violenza fisica e psicologica emerge con chiarezza: scatta quindi la richiesta di una misura cautelare per l’uomo. Misura che salvaguardi la donna.
La richiesta viene accolta e il 25 novembre 2019, nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il giudice per le indagini preliminari dispone il divieto di avvicinamento. Quell’uomo non potrà avvicinarsi alla donna, nè ai luoghi che frequenta. Nel caso lo facesse, infatti, per lui scatterebbe l’arresto.
Un caso di violenza che affiora, l’esempio che le donne possono farcela a riemergere e che i centri antiviolenza del territorio, insieme alle Forze dell’ordine, sono il punto di riferimento per le donne che subiscono violenza. —
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