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Disoccupazione in netto calo «Ma il nuovo lavoro è precario»

Disoccupazione in netto calo «Ma il nuovo lavoro è precario»

Andrea Figaia (Cisl) nutre perplessità sui dati (tasso in discesa dal 16,6 al 10,4%) «Migliorano le statistiche ma non c’è vera ripresa. Bene solo nautica e meccanica»

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massa. Scende la disoccupazione nel territorio di Massa Carrara e lo fa in modo sensibile: dal 16,6% al 10,4% Nelle province vicine, fa bene Pisa, che sfrutta la centralità logistica e operativa degli enti di area vasta il commercio della grande distribuzione, e anche una strategicità aeroportuale. A Lucca si registra un calo degli occupati, ma anche un aumento dei disoccupati; da definire meglio Pistoia che nel 2016 registrava un aumento grave dei disoccupati ( + 5,7% ) ed una perdita di occupati pari al 3,4% . Percentuali però in decisa risalita nel 2018.

A confrontare e a leggere le statistiche sui tassi di occupazione e disoccupazione dal 2015 al 2018 è Andrea Figaia, segretario provinciale della Cisl, per il quale la buona performance di Massa Carrara porta con sè più di un’ombra. «La ripresa del 2018 – dice Figaia – è talmente rilevante da destare qualche perplessità. Possibile che la disoccupazione sia solo di poco inferiore rispetto a Lucca e La Spezia ? Probabilmente è aumentata la presenza di lavoro precario, lavoro 'sporco' che migliora la statistica ma lascia povero il portafoglio. I nostri caf e patronato infatti registrano una evidente differenza di reddito tra province con Massa Carrara fanalino di coda. Anche il dato occupati (62%) rimane ben al di sotto della Toscana, che comunque stagna (66,5%).

Il miglioramento percentuale del 2018, in un contesto demografico negativo, argomenta ancora il dirigente sindacale ,«il dato cioè scende sia pure in presenza di migrazioni che non necessariamente incidono positivamente sulla percentuale (non è detto che i migranti trovino lavoro non nero) conferma la stagnazione della provincia, che mantiene a fatica i livelli occupazionali esistenti, non ne crea di nuovi e aumenta però la qualità del lavoro precario. Gli uffici pubblici non assumono, le banche si riaggregano, chiudono ed hanno avuto un calo di occupati sensibile, le municipalizzate sono ferme in termini occupazionali e sempre più con problemi di bilancio. Tengono la sanità privata e le case di riposo ma con tendenza alla precarizzazione dei rapporti di lavoro. Sono calate le Poste, ma anche Enel e trasporto locale, senza successivo recupero occupazionale; non cresce la grande distribuzione che accusa difficoltà. L'edilizia non si riprende e il marmo non dà più occupazione sulla filiera visto che i blocchi partono per la via della seta mentre l'escavazione scende alle cave dove i nuovi macchinari certo non aiutano l’occupazione».

Ancora: nella sua analisi, Figaia segnala la tenuta del comparto chimica («con le dita incrociate per la Sanac); la crescita del cantiere navale «sia pure con lavoro non stabile», assieme al gruppo Antonini Nuova Oma. Bene la Skf a Massa (stabilizzazione lavoratori precari) e anche il Pignone per la parte strutturata, anche in questo caso stabilizzazione lavoratori precari: «C'è lavoro ma anche vertenze nell'indotto dove si teme l'acuirsi di problemi occupazionali. Si veda il caso della Oma».

Infine, sul lavoro stagionale: «In estate abbiamo calcolato che circa 2200/2300 aziende del territorio occupano, in più rispetto alla media standard durante l'anno, solo 700 dipendenti, perlopiù' part time. Si tratta di una forma di cassa integrazione 'al nero' che andrebbe affrontata con controlli selettivi fin dall'inizio della stagione: è mai possibile che almeno un dipendente non venga assunto da ogni singola azienda?» —



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