Sicurezza
Ambiente, inquinanti e malattie Asl:«C’è ancora molto da fare»
Monica Guglielmi ammette: poche informazioni elaborate sul tema e il registro tumori ancora non c’è
massa. C’è un dato che emerge con chiarezza ieri mattina in Sala della Resistenza, durante il primo incontro pubblico sul piano integrato di salute. E quel dato è la rilevanza dell’ambiente sulla nostra salute.
E se uno dei tavoli per la stesura del piano è proprio concentrato sul tema “ambiente”, il dottor Alberto Rutili che quel tavolo lo presiede taglia la testa al toro. E sottolinea che - per parafrasarlo - accanto agli impegni programmatici, serve la concretezza. E concretezza significa - Rutili lo dice a chiare lettere - attivare piani di screening di secondo grado, studiare il circuito delle acque di falda. Perché se in quelle acque ci sono inquinanti (a breve arriveranno i risultati delle seconde analisi) ricostruirne i movimenti è fondamentale. Ma Rutili, da anni membro di Isde, l’associazione dei medici per l’ambiente, non si ferma agli appelli. Fa proposte e una di quelle è la reale attivazione del fascicolo sanitario elettronico: «Mi dicono che ciascuno di noi ha quel fascicolo, ma io sono stato più volte anche ai distretti e non sono riuscito in alcun modo ad accedere al mio. Nel fascicolo sono inseriti referti medici, medicinali assunti, interventi fatti. Attivarlo è fondamentale non soltanto per il paziente che arriva in ospedale e di cui i medici potrebbero così ricostruire la storia clinica, ma anche perché i dati contenuti in quella documentazione potrebbero confluire nel registro tumori». Un grande data base - per spiegare - che indica, per paziente, tipo di patologia tumorale, storia personale e professionale, residenza, spostamenti sul territorio. Consentendo così di ricollegare la patologia ad eventuali fattori ambientali «perché - ribadisce Alberto Rutili - studi recenti confermano il ruolo elevato che gioca l’ambiente in tumori per anni imputati a fattori genetici».
A rafforzare i concetti ci pensa il geologo Andrea Piccinini, perché se a dicembre questo territorio “festeggia” - si fa per dire - 20 anni di Sin (sito di interesse nazionale da bonificare), e se c’è 15% in più di neoplasie all’ombra delle Apuane, beh allora deve esserci anche «un bagaglio di conoscenze che adesso va tradotto in rischi ambientali». Bagaglio che i risultati delle analisi sulla falda in fase di piena (con maggiore acqua) incrementeranno.
Richiesta di concretezza: i dati ci sono, ora l’Asl dica dove si rischia e che patologia.
La richiesta è quella del registro rumori che questa zona non ha. Lo conferma la stessa dottoressa Monica Guglielmi, responsabile della sanità territoriale. È lei ad ammettere che «il tavolo che sarà impegnato sul tema ambientale è quello che parte da dati meno ricchi». Si sa poco sull’ambiente e il registro tumori non c’è: «Ci stiamo lavorando - spiega la Guglielmi, rispondendo alla richiesta di chiarimenti della consigliera Cinque Stelle Luana Mencarelli - stiamo aspettando di avere alcune risposte. Mi è stato spiegato che è complessa la fase di raccolta dati anche per la normativa vigente in materia di privacy». Monica Guglielmi ammette che c’è da lavorare e si prende un impegno: «Il 18 dicembre ci sarà un altro incontro per il piano integrato di salute. A quell’incontro porterò una risposta ufficiale sul registro tumori». —
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