Il Tirreno

Caso Trentini

Suicidio assistito, si è espressa la Corte. Attesa per gli effetti sul processo Cappato

Suicidio assistito, si è espressa la Corte. Attesa per gli effetti sul processo Cappato

La consulta deposita le motivazione: non punibile chi aiuta un malato, ma se è attaccato a macchine che lo tengono in vita

3 MINUTI DI LETTURA





MASSA. La Corte di Assise del tribunale di Massa l’11 novembre ha deciso di rinviare l’udienza. Lo ha fatto consapevole che nella definizione del processo a carico di Marco Cappato e Mina Welby per la morte di Davide Trentini, ex barista affetto da Sla, un ruolo fondamentale lo giocassero le motivazioni della Corte Costituzionale. Sì perché se la Consulta, in una sentenza datata 25 settembre, ha messo nero su bianco che non sempre è punibile chi aiuta una persona a morire, ieri quella sentenza l’ha motivata. Segnando una svolta, non soltanto nel diritto, ma (forse)anche in due processi in corso sul tema del suicidio assistito. Quello a Milano, per la morte del quarantenne tetraplegico Dj Fabo, a carico di Marco Cappato e quello a Massa in cui a processo con Cappato c’è anche, come dicevamo, Mina Welby.

In particolare, dalle motivazioni si attendeva chiarezza sulla non punibilità di chi aiuta a morire un malato che non è attaccato alle macchine, nè sottoposto a trattamenti che lo mantengano in vita. Chiarimenti fondamentali per il processo massese perché Davide Trentini, aiutato da Cappato e Welby a raggiungere la Svizzera, a quei trattamenti non era sottoposto. Le motivazioni prevedono la non punibilità nel caso in cui, invece, il malato abbia bisogno delle “macchine”. In quelle motivazioni, infatti, la Corte Costituzionale, dettaglia i casi e le condizioni in cui chi agevola il suicidio non può essere punito e stabilisce - spiega l’associazione Coscioni per le libertà civili - che in determinate condizioni, un malato sottoposto a sofferenze insopportabili possa essere aiutato a morire e che tale aiuto - prosegue l’associazione - debba essere fornito dal sistema sanitario nazionale.


Filomena Gallo, coordinatrice nel collegio difensivo di Marco Cappato definisce la sentenza «di portata storica perché cancella - motiva - la concezione da Stato etico che ha ispirato il codice penale del 1930. La Corte costituzionale, infatti, ribadisce che “l’incriminazione dell’aiuto al suicidio non è di per sé in contrasto con la Costituzione».

La non punibilità per l’aiuto al suicidio è, però, prevista per i casi in cui quell’aiuto riguardi “una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale quali, ad esempio, l’idratazione e l’alimentazione artificiale e affetta da una patologia irreversibile, fonte di intollerabili sofferenze fisiche o psicologiche, ma che resta pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli”.


È proprio il tema dei trattamenti vitali quello centrale nel processo per la morte di Trentini: la stessa Gallo, infatti, chiedendo il rinvio dell’udienza ha spiegato che le motivazioni sarebbero state centrali perché avrebbero chiarito se la non punibilità si estendeva anche nei casi di suicidio assistito a malati che non sono “attaccati alle macchine”. Come, appunto, nel caso di Trentini. Ieri, infatti, dopo le motivazioni la Gallo ha chiarito che un tratto di strada rimane ancora da compiere per il pieno rispetto della libertà e responsabilità individuale nelle scelte di fine vita. La Corte costituzionale si è espressa sull'aiuto fornito a una persona (Fabiano Antoniani) che era dipendente da un trattamento sanitario. Tuttavia lo stesso diritto deve essere riconosciuto anche ai malati che non sono attaccati a una macchina, ma che possono trovarsi in condizioni di non inferiore sofferenza e irreversibilità della malattia». —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa