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«Il piano acustico senza senso: rumori vicino all’Hospice»

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Massa. «C’è bastato inserire un paio di osservazioni trappola alla variante al Piano Acustico per dimostrare come l’amministrazione Persiani abbia tutto l’interesse a distruggere il Parco degli Ulivi per realizzarci la Casa della Salute»: lo scrive Massa Città in Comune. «Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi ed eliminare l’area di pubblico spettacolo dal parco senza abbassarne la classe acustica in II, come avevamo osservato, e lasciandola in III, permetterà di rispettare le indicazioni del regolamento attuativo della Regione Toscana che consiglia di pianificare le aree ospedaliere e ambulatoriali nelle classi III e IV. Un metro totalmente differente è stato utilizzato per l’area di Pubblico Spettacolo a fianco della Don Gnocchi, ne avevamo chiesto l’eliminazione anche per la presenza dell’Hospice del fine vita, ma ci rendiamo conto che ognuno ha una sensibilità culturale che proviene dalla propria formazione politica. Tra l’altro in maniera assurda chi ha fatto la controdeduzione non si è reso conto come nel Regolamento Urbanistico siano previsti 4750 mq di residenziale nella Colonia Torino e 3375 mq nella Motta. Dunque essendo la variante una analisi di coerenza fra gli strumenti di pianificazione urbanistica la maggioranza sta portando in votazione un atto che non sana le incoerenze fra acustica e urbanistica». E si aggiunge: «Fortunatamente in Consiglio Comunale è mancato il numero legale perché molti consiglieri sono consapevoli che la variante così come è potrebbe presentare elementi per la sua impugnazione davanti al Tar. Purtroppo l’assessora Ravagli in aula ha blindato il testo e non siamo così fiduciosi sulla correzione dei macroscopici errori tecnici che la maggioranza politica sta portando avanti. Mal si comprende di cosa parlino Persiani e Benedetti quando rivendicano di essere i garanti del bene dei massesi. Non difendere un Hospice del fine vita dai rumori degli spettacoli musicali, secondo noi, è quanto di più vergognoso si potesse vedere in un atto politico. Ci appelliamo a una resistenza di civiltà in consiglio comunale». —

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